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Il cibo tra necessità, raffinatezza e ossessione

Basta prestare attenzione per un momento alla molteplicità delle metafore alimentari che quotidianamente utilizziamo - da mangiare con gli occhi a divorare un libro - per comprendere il valore antropologico e culturale di cui è carico il mangiare e di come, nel cibo, si “consumino” desideri primari ed emozioni profonde.
Così al “mangiare” si legano, indissolubilmente, il mondo della natura e quello della cultura, dove sono le idee a far avanzare coscienze e comportamenti. Ma pure la fame e il digiuno, le restrizioni alimentari proprie delle grandi religioni, la malattia del corpo e dello spirito si intersecano nell’esplorazione di questa parola trasformista, che riesce a celare in sé molteplici chiavi di lettura.
Della cultura occidentale e del nostro immaginario fanno parte Crono, che divorava i propri figli, il digiuno del Venerdì Santo, le grandi carestie e i serial killer che infrangono il tabù dei tabù mangiando le loro vittime, i volti dei bambini denutriti e i pâté della nouvelle cuisine, i cibi spazzatura del “mangiar veloce” e l’esibizione - sadica e scellerata - del corpo anoressico.
Tutto questo unito da grande acutezza di analisi e immediatezza di esposizione, a far progressivamente crescere la coscienza del lettore, attraverso una conoscenza dalle vaste prospettive.
Raffinato godimento, drammatica necessità, patologica ossessione: una inestricabile selva di significati legati al cibo, che Paolo Rossi, professore emerito dell’Università di Firenze e Accademico dei Lincei racconta magistralmente seguendo i vari modi in cui il verbo “mangiare” è stato declinato segnando per sempre la storia dell’umanità.

Mangiare (P. Rossi) Mangiare: bisogno, desiderio, ossessione
PAOLO ROSSI

Bologna, Il Mulino, 2011.

Società Editrice Il Mulino
www.mulino.it

 

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