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Un secolo di trasformazioni

L'Italia lungo un secolo

L'Unità d'Italia e la svolta nazionalista

L'Italia dell'Ottocento è un Paese diviso, oltre che dalle numerose realtà amministrative, da forti differenze di carattere economico, sociale e culturale.
E l'inarrestabile moto risorgimentale, che focalizza per un ventennio l'azione politica, portando all'unificazione territoriale ed amministrativa, non riesce a porre tuttavia le basi per una effettiva "unità" del Paese che, agli esordi del Novecento, si appresta ad entrare nel novero delle potenze europee. In questi anni vengono poste le premesse per un rapporto democratico tra forze politiche idealmente distanti, e le basi del futuro sviluppo istituzionale, economico ed industriale.

La mancanza di uno slancio ideale autentico e condiviso, però, porta l’Italia guidata da Giolitti nell’orbita della corrente di cui D’Annunzio sarà la massima espressione: il nazionalismo.
Questo nuovo movimento - antiparlamentare, antiliberale e militarista - esalta la guerra come «igiene del mondo» snaturando il vero spirito dell’amor patrio e facendolo confluire in una velleitaria e ingiustificata smania di conquista.

Le guerre mondiali

Esito inevitabile di questa volontà di potenza nazionale sarà la Grande Guerra del ’15-’18, in seguito alla quale l’Europa si troverà depauperata di uomini e di risorse, e destinata a perdere, a vantaggio degli Stati Uniti d’America, il ruolo egemonico ricoperto fino a quel momento. Irresponsabili accordi di pace, imposti senza una corretta valutazione delle conseguenze, non fanno altro che esasperare gli egoismi e i contrasti, soprattutto in Italia - dove si parla di «vittoria mutilata» - e in Germania - costretta a subire pesanti sanzioni - trascinando, nel breve volgere di due decenni, le nazioni coinvolte verso una disastrosa guerra di rivincita.

La situazione, già esplosiva, viene ulteriormente compromessa da gravi tensioni sociali post-belliche, scatenate da una crisi economica che raggiungerà l’apice con il crollo della borsa di Wall Street, nel 1929, di entità tale da ripercuotersi su tutti i Paesi occidentali.

La vita politica e culturale italiana, tra le due guerre, è dominata dal regime fascista che, nella persona del duce, Benito Mussolini, terrà le redini del Paese dalla «marcia su Roma» del 1922 fino alla seconda guerra mondiale.

Durante il Ventennio, il Paese resta fermo a condizioni di pesante arretratezza: scarseggia una moderna mentalità imprenditoriale; le scelte economiche sono ispirate più ad una volontà di sfruttamento immediato che ad una strategia lungimirante; lo stato liberale manifesta tutta la sua debolezza, risultante dalla mancanza di un consenso allargato; il reddito pro capite è basso; la cultura rimane prerogativa di pochi e l’analfabetismo, nonostante l'istituzione dell'obbligo scolastico, è ancora paurosamente diffuso tra i ceti popolari.

La seconda guerra mondiale (1940-'45) segna una profonda cesura con il periodo precedente; nella storia dei popoli, infatti, mai nessun evento bellico aveva raggiunto tali catastrofiche proporzioni.

L’Italia ne esce severamente provata, ma pervasa da una forte spinta alla ricostruzione, in termini sia materiali sia spirituali che porterà al rinnovamento totale del Paese.
L'industrializzazione, prima, e la nascita del settore terziario, poi, innescheranno forti trasformazioni "culturali" e sociali che porteranno il nostro Paese ad una profonda trasformazione.

Bibliografia
L. CARRARA, Come mangiavamo: gli italiani e il cibo negli anni Cinquanta, Parma, Academia Barilla, 2006, 111 pp. ill., (Biblioteca Gastronomica Academia Barilla, AC 9.26.10).
L. CERINI DI CASTEGNATE, Il menu tra storia ed arte, Catalogo della mostra in Asti, Palazzo Mazzetti, dal 26 maggio al 16 giugno 1990, Costigliole, All'insegna del Lanzello, 1990, 166 pp. ill., (Biblioteca Gastronomica Academia Barilla, AC 9.94.03).
L. CERINI DI CASTEGNATE, I menu famosi, Milano, BE-MA, 1988, 142 pp., ill., (Biblioteca Gastronomica Academia Barilla, AC 9.94.13).