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La Cucina Italiana

Biblioteca gastronomica di Academia Barilla

Testi antichi di gastronomia italiana
Biblioteca digitale

La Cucina Italiana Autore: 
Titolo:  “La Cucina Italiana”
Lingua: Italiano
Luogo di edizione: Milano, 1929-1932; Roma, 1932-1943 Milano, 1952-
Editore: Società Anonima Notari (Istituto Editoriale Italiano), La Cucina Italiana, N.E.P.I.,  Editrice Quadratum
Data di edizione: 1929-1943; 1952-
Formato: 1929-1933, in folio 1934-1943; 1952-, in 4.
Foliazione: Variabile
Categoria: Periodici
Soggetti: Alimenti; Cucina; Galateo, Ricette; Tavola: servizio


Note: Il primo numero de "La Cucina Italiana” dal significativo sottotitolo “Giornale di gastronomia per le famiglie e per i buongustai”, esce il 15 dicembre 1929 in via Montenapoleone 45 a Milano. La nuova testata di gastronomia, pubblicata dall'Istituto Editoriale Italiano di Umberto Notari (1878-1950), già fondatore, nel 1926, de “La Finanza d'Italia” è guidata dalla moglie, Delia Pavoni Notari (186.-1934), già vedova dell’ingegner Giuseppe Magnaghi (1850-1895) e proprietaria delle terme di Salsomaggiore, sposata nel 1901. Il giornale ha cadenza mensile, ma formato da quotidiano e si avvale della collaborazione di un “Comitato di degustazione” di cui fanno parte nomi prestigiosi della cultura italiana, da Massimo Bontempelli (1878-1960) a Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), vate della cucina futurista e amico di Umberto Notari. Grazie al taglio editoriale di ampio respiro voluto da Delia, a fianco delle immancabili ricette e consigli gastronomici, trovano spazio gli interventi qualificati di scrittrici e intellettuali come Ada Negri (1870-1945) (Il companatico dell'illusione, 15 agosto 1930) o Margherita Sarfatti (1880-1961) (Zuppa d'aragosta, 15 ottobre 1930; La botte piena e la moglie ubriaca, aprile 1931); Giovanni Pascoli (1855-1912) (Risotto romagnolo); l'intervista di Rina Simonetta a Marietta Sabatini (1860-1932 post), pistoiese di Massa e Cozzile, apprezzata cuoca di Pellegrino Artusi (febbraio 1932). ?
Nel novembre 1932 la redazione si trasferisce a Roma, a Palazzo Sciarra, ed entra a far parte del gruppo editoriale de “Il Giornale d’Italia”, ma sempre sotto la guida di Delia Notari che vira il taglio della rivista riducendo i contributi di taglio culturale e ampliando le tematiche gastronomiche secondo una sensibilità più femminile.
Nel gennaio 1935 dopo la morte di Delia Notari, onorata in testata come fondatrice, la direzione viene assunta da Fanny Dini, che rende più agile il formato, ridotto in quarto e porta la foliazione da 8 a 32 pagine. Agli abbonati, poi, viene inviata in omaggio una copertina illustrata per rilegare l'intera annata. Vengono lanciati anche concorsi di cucina, da quello nazionale (luglio 1934)  la cui giuria viene presieduta da Amedeo Pettini (1865-1948), celebrato cuoco di Casa Savoia e autore dell’intramontabile Ricettario Carli, a quello per il miglior pranzo di Natale (novembre 1934).
Nel 1936 in epoca di sanzioni economiche - comminate all’Italia dalla Società delle Nazioni (18 novembre 1935) - si riducono significativamente le pagine a 22. Nell’ottobre del 1937 compare la prima vera copertina della rivista. Nell’aprile del 1938 la direzione passa ad Athos Gastone Banti mentre Fanny Dini rimarrà condirettrice e gerente e insieme guideranno la rivista fino alla sospensione delle pubblicazioni. Infatti, con l’entrata in guerra del Paese, la testata è destinata ad un inesorabile declino, che porterà alla sua chiusura nel luglio 1943.
Ma non morirà. Rinascerà, infatti, nel dopoguerra, a Milano, grazie all’intraprendenza delle sorelle Gosetti.
Anna (01.09.1916-), Fernanda (26.11.1914-4.3.1999) e Guglielmina “Mina” Gosetti (07.10.1918-02.03.2011), figlie di Anselmo e di Maria Della Salda (di cui Anna cooptò il cognome) sono nate a Viadana, nella Bassa Lombardia, al confine con le province di Reggio Emilia e Parma in una famiglia che considerava la cucina una vera e propria arte. I Gosetti erano magnàn, battirame, originari della Val di Non, i Della Salda, invece, erano casari da generazioni. Rimaste orfane della madre ancora giovani, alla fine degli anni Trenta del Novecento si trasferirono con la famiglia a Milano. Anna, la maggiore, era stata assunta presso l’agenzia pubblicitaria di Anton Giulio Domeneghini, che si occupava anche di cinema (suo è il notevole film d’animazione La rosa di Baghdad del 1949) e che poteva contare su clienti importanti, in campo alimentare, come Arrigoni e Cirio. Fernanda destreggiava con abilità le nozioni di economia domestica e di cucina apprese alle riunioni delle “Giovani italiane” e Guglielmina “Mina”, pure impiegata, coltivava una precoce passione per la fotografia. Nel 1951 Anna si lanciava, con il sostegno delle sorelle, nel mondo dell’editoria, acquistando dagli eredi Notari la storica testata “La cucina italiana”, che trasferiva così la propria sede dal romano Palazzo Sciarra a Milano, in via Vincenzo Monti. Dal primo gennaio 1952 la rivista tornava in edicola, con formato in quarto, veste grafica elegante, copertina a colori, una tiratura iniziale di 10.000 copie ed il nuovo sottotitolo “Rivista di gastronomia e di convivialismo”. Così Anna si occupava della direzione e della pubblicità, mentre Fernanda sarebbe stata per diciotto anni – dal 1952 al 1969 - creatrice della maggior parte delle ricette curando la preparazione di tutti i piatti fotografati da Guglielmina e pubblicati sulla rivista, su cui firmava con gli pseudonimi di “Cuoco Cirillo” e di “Signora Olga”.
Nel settembre 1952 la sede della rivista si sposta nella palazzina di via Sant’Antonio Maria Zaccaria, nel cui seminterrato viene allestita una cucina in cui vengono verificate tutte le ricette destinate alla pubblicazione. La rivista cresce e si consolida, fra ricostruzione e boom economico, acquisendo una autorevolezza indiscussa e divenendo leader di un mercato editoriale destinato a svilupparsi in maniera turbinosa.
Anna Gosetti della Salda, affidandosi anche alla collaborazione di cuochi professionisti nella preparazione delle ricette da pubblicare, rimaneva al timone della “Cucina italiana” fino al 1981, anno in cui cedeva la testata alla N.E.P.I., società che vedeva nella sua compagine azionaria anche Alberto Rizzoli, non senza essersi assicurata uno spazio nella bibliografia gastronomica con Le ricette regionali italiane, una summa di 2.174 preparazioni, dettagliatissimo giro d’Italia gastronomica compilato in collaborazione con Giovanni Righi Parenti e pubblicato da AMZ nel 1980. “La Cucina italiana”, diretta da Paola Ricas dal gennaio 1981 al gennaio 2006, passava nel 1986 a Editrice Quadratum che tuttora la pubblica, sotto la direzione di Patrizia Caglioni (approdata al giornale nel marzo 2005) dal febbraio 2006 al marzo 2011 e di Paolo Cavaglione dall’aprile 2011.

BIBLIOGRAFIA:

MORONI SALVATORI Maria Paola, Ragguaglio bibliografico sui ricettari del primo Novecento in CAPATTI Alberto – DE BERNARDI Alberto – VARNI Angelo (a cura di), Storia d’Italia, Annali, 13, L’alimentazione,Torino, Einaudi, 1998, pp. 903-905; DALL’ARA Renzo, Petronilla e le altre, Mantova, Tre Lune, 1998, pp. 95-103; SCAROLA Tiziana, Le riviste gastronomiche dei primi decenni del Novecento, in “Appunti di gastronomia” 45 (2004), pp. 134-140; DALL’ARA Renzo, La “Cucina Italiana”? Di Viadana, in “Gazzetta di Mantova”, 2004, 19 novembre.
Una storia dettagliata della testata e della sua evoluzione editoriale si trova al seguente indirizzo web:
http://www.lacucinaitaliana.it/default.aspx?idPage=2041

Grazie alla collaborazione con "La cucina Italiana" Academia Barilla - nella cui biblioteca è conservata la raccolta completa della testata - propone la versione digitale delle annate dell'anteguerra, dal primo numero del 1929 all'ultimo numero del 1943. La testata riprende le pubblicazioni nel 1952 ed è tuttora pubblicata: www.lacucinaitaliana.it

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