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L'economia del cittadino in villa del signor Vincenzo Tanara divisa in sette libri coll'aggiunta del cacciatore del medesimo autore.

Biblioteca gastronomica di Academia Barilla

Testi antichi di gastronomia italiana
Biblioteca digitale

L'economia del cittadino in villa del signor Vincenzo Tanara
Autore: TANARA Vincenzo (1600, inizi-1667)
Titolo: L'economia del cittadino in villa del signor Vincenzo Tanara divisa in sette libri coll'aggiunta del cacciatore del medesimo autore.
Lingua: Italiano
Luogo di edizione: Venezia
Editore: Giuseppe Bortoli
Tipografo: Giuseppe Bortoli
Data di edizione: 1731
Edizione: Edizione decima riveduta, ed espurgata dagli errori
Edizioni conosciute: Bologna, Monti, 1644; Bologna, Eredi Dozza, 1648, 1651, 1658; Roma, Moneta, 1650; Venezia, Bertani, 1658, 1661; Venezia, Bigonci, 1665; Venezia, Barboni, 1670; Venezia, Curti, 1674; Venezia, Prodotti, 1680; Venezia, Tramontin, 1687; Venezia, Prodocimo, 1700; Venezia, Zerletti, 1713; Venezia, Bortoli, 1731, 1745, 1761; Facsimile: Bologna, Li causi, 1983; Bologna, Analisi, 1987.
Formato: In 4
Paginazione: [VIII], 525, [3]
Categoria: Agricoltura
Soggetti: Agricoltura; Cucina; Ricette; Norcineria; Salumi.
Note: L'opera, in sette libri, tratta di: Il Pane e il vino; Le Viti e l'api; Il Cortile; L'Horto; Il Giardino; La Terra; La Luna e il Sole. Capilettera figurati all'inizio di ogni libro.
Tanara, studioso di scienze naturali ed agricoltura, vissuto probabilmente nell’area bolognese, dedica la sua opera all’organizzazione di un’azienda agricola, esaminando coltivazioni e tecniche produttive. Ancor oggi di particolare interesse la descrizione dell'uccisione del maiale, i metodi di cottura in “centodieci maniere di farne vivande”, le razze, i tagli ed al termine riportava la trascrizione di una filastrocca, sino ad allora tramandata oralmente, dal titolo “Il testamento del porco”. La trascrizione di una memoria orale, già testimone del valore attribuito al maiale e della riconoscenza popolare ad esso deputata, ebbe un effetto moltiplicatore della sua fortuna. Leggiamo in Porci e porcari nel medioevo, a cura di M. Baruzzi e M. Montanari, Bologna, Clueb, 1981, p. 73, che secondo San Girolamo, vissuto tra il IV e il V secolo, la filastrocca era recitata dai bambini.