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I testi dell'antichità

De re coquinaria La nostra biblioteca ideale di gastronomia prende le mosse da un trattato greco di Archestrato, celebre cuoco nato a Siracusa (o a Gela) in Sicilia nel IV secolo a.C.. Ne restano solo alcuni frammenti e lo stesso titolo è incerto (tra gli altri probabili vi sono Edipatia, Deipnologia e Opsopeia), ma a lui si attribuisce il merito di aver utilizzato, per primo, il termine gastronomia per indicare l'arte della tavola. Termine destinato ad un lungo silenzio per essere recuperato solo nel XIX secolo e divenire ciò che noi oggi conosciamo.
Vanno ancora ricordate, fra gli autori greci, le opere di Ippocrate, di Teofrasto, di Galeno e di Dioscoride, tutte d'ambito medico-dietetico, e di Artemidoro, i cui frammenti si sono salvati grazie allo scrupolo erudito di Ateneo.
 

Il mondo latino ha il suo monumento gastronomico nel De re coquinaria di Celio Apicio (230 d.C.), più volte ripreso, e pubblicato la prima volta in edizione italiana da Giambattista Baseggio nel 1852 per i tipi di Antonelli col titolo Delle vivande e condimenti ovvero dell'arte della cucina
Ma offrono numerosi riferimenti ad argomenti di cucina anche gli autori di Rei rusticae, cioè di trattati agricoli, come Catone, Varrone, Columella e Palladio, o i libri De medicina di Celso, la Naturalis historia di Plinio il vecchio, i Saturnalia di Macrobio, fino alle opere poetiche di Esiodo e Virgilio, che riprende addirittura temi da Omero.
I precetti della gastronomia antica, dopo la cesura delle invasioni barbariche, ebbero il loro veicolo più efficace, durante il Medioevo, nelle opere di medicina, nei grandi repertori di erbe, piante e animali e nei trattati di agricoltura, ora sotto forma di consigli dietetici, ora di occasionali accenni alla qualità dei prodotti e alla loro idoneità all'alimentazione umana.

Regimen sanitatis Il punto ultimo d'arrivo della tradizione antica è rintracciabile nel Regimen sanitatis formulato dai Maestri della celebre Scuola medica Salernitana nel XII–XIII secolo e pubblicato a stampa nel 1480 e nel Liber ruralium commodorum, redatto nei primi anni del Trecento da Pietro de' Crescenzi (1230-1321).