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Pane carasau

Pane tipico della cucina sarda, inconfondibile per le sue sfoglie sottili e croccanti, grazie all’alta conservabilità veniva utilizzato dai pastori nei lunghi periodi trascorsi lontano a curare le greggi.

LA STORIA

Conosciuto anche come “carta musica” data la sua somiglianza con la pergamena su cui venivano scritte le musiche sacre, ha origini antichissime: ne sono state trovate tracce nei nuraghi ed è quindi probabile fosse addirittura presente già in quella cività.

IL PANE CARASAU

Il pane carasau, dal sardo “carasare” riferito al pane che ha fatto la crosta, è senza alcun dubbio il pane sardo più famoso al mondo. A base di semola di grano duro, sale, lievito e acqua, la sua preparazione un tempo era un vero e proprio rito la cui laboriosità coinvolgeva almeno tre donne.
Dopo aver preparato l’impasto, infatti, questo deve essere steso in dischi molto sottili che vengono poi cotti nel forno a legna ad altissima temperatura (450°-500°) gonfiandosi come una sorta di palloncini.

Ancora oggi questi dischi di pane devono essere estratti dal forno e, con grande maestria, tagliati lungo la circonferenza per poi essere divisi in fogli e impilati l’uno sopra l’altro con la parte porosa rivolta verso l’alto. Queste sfoglie vengono poi infornate un’ultima volta per fornirgli la croccantezza e il colorito tipico: la “carasatura”.

Un tempo essendo preparati per i pastori che dovevano partire in viaggio questi pani durante la cottura, ancora malleabili, venivano piegati in due, in modo da ridurne le dimensioni e fare in modo che potessero entrare nelle bisacce da viaggio.

Ricette con pane carasau presenti nell’archivio dell’Academia Barilla

In biblioteca
INSOR–Istituto nazionale di sociologia rurale, Atlante dei prodotti tipici: il pane, Roma, AGRA – RAI-ERI, 2000.
BORDO VALTER, SURRUSCA ANGELO (cur.), L’Italia del pane: Guida alla scoperta e alla conoscenza, Bra, Slow Food Editore, 2002.
L’UNIONE SARDA, Pane, Panadas e Focacce, Macomer, La biblioteca dell’identità dell’Unione Sarda, 2005.