Salta al contenuto principale Salta alla mappa del sito a fondo pagina

Alboino re dei Longobardi

526 (circa) - Verona, 572

Vita e storia

AlboinoIl giovane re Alboino giunse in Italia con tutta la sua gente durante una delle ultime invasioni barbariche; l’Impero Romano era ormai in disgregazione ed egli, varcate le Alpi discese, senza quasi trovar resistenza, nella fertile pianura padana.

I Longobardi erano abili cacciatori ed allevatori; sulla presenza degli animali fondavano la loro cultura alimentare; a loro si debbono tutta una serie di alimenti, nati dalla necessità di conservare per i lunghi spostamenti le carni macellate: le conserve sotto sale (ch’essi importavano dalle saline di Comacchio) da cui trae, molto probabilmente, origine il prosciutto, le lunghe cotture che hanno dato origine ai nostri lessi, bolliti, stracotti, stufati, brasati…

Ma pur sempre di un popolo di conquistatori si trattava, con episodi crudelissimi: la povera Rosmunda, figlia del re dei Gepidi, prima di esser costretta a sposare Alboino, dovette bere vino usando come coppa il cranio del padre ucciso; se ne ricordò quando colse l’opportunità di avvelenarlo e farlo morire fra atroci tormenti.

Leggenda vuole che il nostro re fosse talvolta misericordioso: dopo l’assedio e la capitolazione di Pavia, come vendetta, egli ordinò che tutti gli abitanti fossero uccisi e che la città fosse distrutta; s’incamminò a cavallo verso le sue intenzioni ma, giunto fuori delle mura, il cavallo s’arrestò e non volle proseguire.

Alboino stizzito ordinò ai cittadini di consegnare prigioniere dodici fanciulle: le ragazze uscirono ed una di loro recava fra le mani un pane dolce a forma di colomba; veduto il dolce il cavallo si mosse e condusse il re nella città. Il fatto commosse (o forse spaventò) il sovrano che, deposti i suoi propositi, risparmiò la città e ne fece la capitale del suo regno. A questo dolce simbolo di riconciliazione si sovrappose la tradizione cristiana della Pasqua, il resto è ancor oggi noto.

La ricetta

Colomba di Alboino

Dolce tipico del tempo di Pasqua, la Colomba rappresenta la simbologia cristiana dello Spirito Santo, ma anche l’annuncio della riconciliazione fra Dio e gli uomini o, più semplicemente, l’arrivo della Primavera.

Ingredienti

  • 500 g di farina
  • 160 g di burro
  • 130 g di zucchero
  • 50 g di lievito
  • 3 uova
  • 150 g di canditi misti (uvetta, cedro e arancia a cubetti)
  • mandorla dolci q.b.
  • granella di zucchero q.b.
  • 5 g di sale

Preparazione

Sciogliere il lievito con poca acqua tiepida, impastare con questo metà della farina; porre a lievitare in luogo caldo la pasta così ottenuta dentro una scodella infarinata.

Quando la pasta avrà raddoppiato il proprio volume, metterla in un recipiente più grande ed unire il resto della farina, le uova sbattute, il burro fatto sciogliere, lo zucchero ed il sale. Lavorare con cura la pasta finché non si stacchi da sola dalle pareti del recipiente, coprire con un tovagliolo e far lievitare per un’ora circa.

Unire alla pasta l’uvetta ed i canditi, precedentemente infarinati e setacciati, porre l’impasto in uno stampo a forma di colomba e decorare con le mandorle, quindi spennellare con uovo sbattuto e cospargere di granella di zucchero. Cuocere a forno medio per 20-25 minuti.

In biblioteca
M. RINALDI, La storia è servita: vizi e virtù nel piatto dei grandi della storia, Milano, Golosia & C., 1996.