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Antonio De Curtis - Totò

Napoli, 1898 – Roma, 1967

Vita e storia

Antonio De Curtis - TotòQuando morì, improvvisamente, a 69 anni, si disse che con lui se ne andava l’ultima maschera della commedia dell’arte italiana. Era nato – da una relazione clandestina fra la madre Anna Clemente ed il marchese Giuseppe de Curtis, che lo riconoscerà solo nel 1937 – nel Rione Sanità; uno dei più popolari e popolosi di Napoli; alla sua città restò sempre legato e nei suoi personaggi interpreterà sempre la fame di cibo e d’amore ed i caratteri della sua gente, dall’arguzia alla pazzia.

La madre lo fece studiare nella speranza che diventasse sacerdote, ma il giovane Antonio a quindici anni già aveva iniziato ad esibirsi nei teatrini di periferia con altri giovani attori del calibro dei De Filippo. Nei teatri spesso poveri ed improvvisati fece la sua gavetta di guitto, imparando a recitare senza sceneggiatura, prestando la sua fisicità tutta particolare ai personaggi: burattino completamente disarticolato, viso dalle mille espressioni, una dialettica comica che entrò ed ancora sta nel lessico comune.

La sua “maschera” prese forma a Roma, dal 1925, con i primi successi anche a livello nazionale. Agli anni Trenta del Novecento risale l’avvicinamento al cinema (il suo primo film è del 1937); dopo alcuni esperimenti tornerà al teatro con la nuova grande rivista accanto a colleghi come Anna Magnani ed i fratelli De Filippo.

I suoi anni artisticamente più felici sono quelli compresi tra il 1947 ed il 1952 sia a teatro che sul grande schermo; negli anni successivi sperimenterà diverse strade artistiche, compresa la televisione, ma problemi di salute legati agli occhi andranno via via aggravandosi rendendolo quasi cieco e costringendolo ad allontanarsi dal lavoro, soprattutto dal prediletto palcoscenico. Gli ultimi anni non resero giustizia alle sue doti: non gli furono proposti copioni degni di nota se non da alcuni grandi registi come Lattuada, Fellini e Pasolini che ci regaleranno piccoli, deliziosi cammei di un grande attore.

La ricetta

Spaghetti alla Gennaro

Dal libro di ricette a lui dedicato dalla figlia Liliana un piatto povero, suggerito da un popolano, essenza dello spirito napoletano che Toto’ portò tante volte sul grande schermo e sul palcoscenico dei teatri. 

Ingredienti (per 6 persone)

  • 500 g di spaghetti
  • 3 fette di pane raffermo senza crosta
  • 4 acciughe dissalate
  • basilico
  • origano
  • aglio
  • olio extravergine di oliva

Preparazione

Strofinare le fette di pane con aglio, quindi sbriciolarle in un piatto. In una padella soffriggere, con due cucchiai d’olio, due spicchi d’aglio interi: soffriggere il pane nell’olio senza che l’aglio prenda troppo colore.

In un’altra padella versare l’olio, le acciughe tritate ed un po’ d’origano. Cuocere gli spaghetti al dente e passarli, dopo averli scolati, nella padella con le acciughe, unire anche il pane croccante, mescolare rapidamente unendo una manciata di basilico spezzettato con le mani. Servire immediatamente.

In biblioteca 
Totò. Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà, a cura di Liliana de Curtis e Matilde Amorosi, Milano, Rizzoli, 2001.