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Enrico Caruso

Napoli, 1873 – Napoli, 1921

Vita e storia

Enrico CarusoNacque in una povera famiglia napoletana che il padre, operaio, manteneva a stento; la madre arrotondava le magre entrate facendo le pulizie. Il piccolo Enrico riuscì a frequentare la scuola fino ai dieci anni, poi intraprese il mestiere del padre andando a lavorare con lui in fonderia. La mamma però volle che il bambino continuasse ugualmente a studiare; fu iscritto così ad una scuola serale dove si capì che era portato per il disegno ma che aveva pure una bella voce.

Cantò dapprima nel coro parrocchiale, passando sotto la guida di diversi maestri; passò poi ad incrementare le sempre scarse finanze familiari cantando nei caffè concerto, dove si alternava ad altri compagni di passione; qui incontrò il baritono Eduardo Missino che lo presentò al suo primo maestro lirico, Guglielmo Vergine.

Nel frattempo fu chiamato alle armi ma fu sostituito dal fratello per permettergli di proseguire gli studi. Esordì nel 1894 con una parte ne “L’amico Francesco” di Domenico Morelli, iniziando così la sua carriera di cantante professionista. Durante una trasferta a Livorno conoscerà la sua prima compagna, il soprano Ada Giacchetti (già sposata e madre): con lei intratterrà una relazione che durerà undici anni ed avranno insieme due figli.

Dopo tournée in Europa, in Argentina e in Russia, canterà alla Scala diretto da Toscanini. Ma la sua voce e le sue capacità saranno criticate proprio al San Carlo, nella sua Napoli, dove giurerà di non cantare mai più. Riceverà scritture da Londra, da Monaco e dal Metropolitan di New York. Sono del 1909 le prime avvisaglie del male che lo colpì con una laringite ipertrofica che sarà operata in Italia; riprenderà a cantare anche se con lunghi periodi di riposo per i forti mal di gola.

Fu amato particolarmente oltre oceano dove era ritenuto il più grande tenore di tutti i tempi, forse anche grazie al fatto di essere stato il primo cantante d’opera ad incidere la sua voce su disco. Cantò, oltre ad un ampio panorama lirico, tutto il repertorio di canzoni napoletane, (alcune, nuove, gli vennero inviate appositamente) forse per la nostalgia del suo paese o per consolare i suoi conterranei emigrati in America che lo adoravano.

Incontrò nuovamente l’amore: l’americana Dorothy Benjamin con la quale si sposò nel 1918 e dalla quale ebbe una figlia. A quarantotto anni, colpito da un male ai polmoni, fu operato e decise di rientrare in Patria per farsi curare e per rivedere la sua Napoli: giunse a Sorrento e scese all’Hotel Vesuvio dove la morte lo colse prima che potesse recarsi a Roma per un ulteriore consulto.

La ricetta

Bucatini alla Caruso

La ricetta è proprio opera del grande tenore, che amava la pasta della sua Napoli sopra ogni altra cosa: si dice che, accolto freddamente dai propri conterranei, giurasse di mai più cantare a Napoli ma di tornare solo per gustare i prediletti maccheroni.

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g di bucatini
  • pomodoro sammarzano freschi o pelati q.b.
  • 1 peperone dolce rosso o giallo
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 peperoncino
  • olio extravergine di oliva
  • origano
  • basilico
  • prezzemolo

Preparazione

Far soffriggere nell’olio gli spicchi d’aglio tagliati in quattro; quando cominciano ad imbiondire, toglierli ed unire i pomodori a pezzetti ed il peperone tagliato grossolanamente. Alzare la fiamma ed aggiungere al sugo l’origano, il peperoncino sbriciolato, abbondante basilico.

A parte friggere dopo averli infarinati gli zucchini tagliati a rondelle. Cuocere la pasta al dente in acqua salata, scolarla e condirla col sugo, le zucchine fritte ed una spolverata di prezzemolo.

In biblioteca
W. PASSADORE, Famosi e golosi: a tavola con i personaggi della storia, Bologna, Fuori Thema, [1998].