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Federico II di Svevia

Jesi, 1194 – Fiorentino di Puglia, 1250

Vita e storia

Federico II di SveviaFederico II nacque da Enrico VI e da Costanza d'Altavilla, nipote di Federico Barbarossa, popolarmente conosciuto con l’appellativo stupor mundi ("meraviglia del mondo"), fu Sacro Romano Imperatore, Re di Germania, Re d'Italia, re di Borgogna, Re di Gerusalemme e Re di Sicilia.

Queste doti fruttarono al suo regno una vittoriosa Crociata ma, soprattutto, un’epoca di sviluppo e splendori in ambito culturale e scientifico ( a lui si deve lo sviluppo della scuola Salernitana di medicina, nota ancor oggi), in ambito agricolo e zootecnico, quale mai più il meridione d’Italia conoscerà nei secoli immediatamente successivi.

Grande mecenate e uomo di cultura, oltre che per le sue virtù Federico II fu noto ai suoi contemporanei per il suo stile di vita, definito dalle cronache “dissoluto”. Appassionato di cibo non meno che delle donne, il Tibollo riferisce come sulla tavola imperiale abbondassero brodo di mandorle, riso e spezie. Diversi autori sostengono inoltre che l’imperatore stesso si dilettasse nella sperimentazione culinaria.
Pare però che sebbene fosse un amante del lusso e dell’ostentazione, contrariamente ai suoi contemporanei, Federico badasse alla qualità più che alla quantità, proprio come si addice a un vero gourmet.

Federico amava trasportare la Corte, luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica, nei vari possedimenti e castelli sparsi in tutta la penisola; il suo preferito era Castel del Monte, in Puglia. Nelle sue terre il re amava soprattutto andare a caccia. Sarà proprio la sua passione per la caccia il pretesto e l’occasione di un grave episodio che minerà il suo spirito e lo condurrà ben presto alla fine dei suoi giorni.

Nei continui scontri per la supremazia dell'Impero, nel 1248 Federico, era impegnato nell'assedio di Parma. Aveva innalzato per le proprie truppe una vera e propria città in legno nei presi delle mura, denominandola, in maniera augurale, “Vittoria”.

Ma i parmigiani, approfittando di una sua sortita per la caccia, assalirono l'accampamento ed in sua assenza vi diedero fuoco e distrussero e rubarono tutto quel che vi si trovava: un popolano rubò pure la corona imperiale fregiandosene a mo’ di cappello per le vie di Parma. Fu un duro colpo per l'Imperatore che, rientrato nei suoi possedimenti in Puglia, non si sarebbe più ripreso e sarebbe morto di lì a poco, vittima di misteriose febbri fra le braccia del figlio prediletto.

La Ricetta

Violette candite

Federico di Svevia amava particolarmente questo dolcetto sfizioso e raffinato; per ironia della sorte la violetta sarebbe diventata, nei secoli a noi più prossimi, simbolo di quella Parma che lo aveva sconfitto.

Ingredienti

  • 50 viole mammole possibilmente appena sbocciate
  • acqua q.b.
  • zucchero semolato q.b.

Preparazione

Lavare delicatamente le violette col loro gambo, farle asciugare su un canovaccio. Pesare le violette ed una uguale misura di zucchero; porre lo zucchero in una casseruola con alcuni cucchiai di acqua, mescolando continuamente porre al fuoco dolce la casseruola e far imbiondire lo zucchero.

Quando lo zucchero è pronto immergervi le violette tenendole per i gambi, farle ben impregnare e porle ad asciugare su un piano leggermente unto con olio. Si possono offrire a fine pranzo accompagnando il caffè o usarle per guarnire torte e dolcetti.

In biblioteca
M. RINALDI, La storia è servita: vizi e virtù nel piatto dei grandi della storia, Milano, Golosia & C., 1996.