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Gabriele D'Annunzio

Pescara, 1863 – Gardone, 1938

Vita e storia

Gabriele D'AnnunzioNacque da una famiglia della buona borghesia, adorato dal padre che ne curò amorevolmente l’educazione. A undici anni fu inviato al Real Collegio Liceo “Cicognini” di Prato dove fu studente brillante ma assai indisciplinato.

A causa di ciò otterrà la licenza ginnasiale come privatista a Chieti, prima di esser rispedito al “Cicognini” per terminare gli studi e, in questo periodo, si avvicinerà alla poesia leggendo le Odi Barbare del Carducci. Iniziò a scrivere e, partecipando ad un omaggio poetico per il compleanno del Re, compose un inno che il padre farà pubblicare a proprie spese.

Iscrittosi all’Università di Roma alla facoltà di Lettere, diede contemporaneamente inizio alla sua prolifica carriera letteraria. Scrisse novelle ed opere poetiche, collaborò con le redazioni di diverse riviste per le quali scrisse articoli di vario argomento; del 1888 è il suo primo romanzo Il piacere ispirato da esperienze amorose e mondane. Nel 1883 si era pure sposato, con una duchessa, Maria Hardouin di Gallese dalla quale ebbe tre figli maschi.

Questo non gli impedì di accendersi di passione per una serie di amicizie femminili che saranno celebrate in altrettanti scritti poetici. Ebbe una relazione con la contessa Maria Anguissola, cui dedicò il romanzo L’innocente, la donna lascerà marito e figli per lui ed insieme avranno anche una figlia. La relazione terminerà quando D’Annunzio incontrerà l’attrice Eleonora Duse: con lei creerà un sodalizio amoroso ed artistico dedicandosi alla produzione di opere teatrali. Oltre alla passione per le avventure galanti, D’Annunzio aveva la cattiva abitudine di spendere notevoli patrimoni per esigenze di tipo voluttuario; ciclicamente si troverà in cattive acque finanziarie e cercherà rifugio presso amici comprensivi.

La sua eccessiva prodigalità lo porterà ad accumulare un gran numero di debiti e, nel 1910, dovrà subire il sequestro e la vendita dei suoi beni. Lascerà il Paese per recarsi in Francia. Tornò soltanto alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. Si arruolò come volontario distinguendosi per l’ardimento e per azioni eclatanti come la “Beffa di Buccari” (10–11 febbraio 1918) o il volo su Vienna (9 agosto 1918). Nel 1919 occupò la cittadina dalmata di Fiume e la difese anche dopo che un trattato fra la Jugoslavia e l’Italia l'aveva resa uno stato indipendente (Fiume sarebbe stata annessa all’Italia soltanto nel 1924).

Deluso e stanco si ritirò nella villa di Gardone che aveva intitolata “Vittoriale degli Italiani”, la rese monumento nazionale e la donò allo Stato Italiano (perché ripagasse i suoi debiti). Visse gli ultimi anni con profonda sofferenza per il proprio decadimento fisico; sofferenza che espresse spesso in stranezze di comportamento ed eccessi di frugalità o di scontrosità.

La ricetta

Parrozzo

D’Annunzio non fu amante degli eccessi della tavola; stranamente, per un uomo eccessivo in mille altre occasioni, ebbe sempre un grande pudore nel mostrarsi a tavola. Amò tuttavia i buoni cibi e la cucina della sua terra, in modo speciale i dolci: quando un intraprendente pasticcere abruzzese cominciò a produrre industrialmente questo dolce tipico, lo spedì spesso con tutti gli onori al poeta che l’apprezzò familiarmente onorandolo dei suoi versi.

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 g di cioccolato
  • 125 g di zucchero
  • 80 g di burro
  • 60 g di mandorle dolci
  • 10 g di mandorle amare
  • 50 g di fecola
  • 60 g di farina
  • 5 uova

Preparazione

Pelare le mandorle dopo averle passate in acqua bollente: pestarle in un mortaio con due cucchiai di zucchero. Sciogliere il burro. In una terrina montare i cinque tuorli d’uovo col rimanente zucchero; unire le mandorle, la farina, la fecola ed il burro sciolto. Unire anche le chiare montate a neve. Porre l’impasto in una tortiera imburrata e cuocere nel forno a 220° per 45 minuti circa. Preparare una glassa di cioccolato e con questa ricoprire il dolce raffreddato.

In biblioteca 
G. TRAGLIA, Le ghiottornie di Gabriele D'Annunzio, Milano, L. Veronelli, 1957;
G. CONTI, I gusti della tavola in Gabriele D'Annunzio, Milano, Istituto propaganda internazionale, 1965;
P. SORGE, A tavola con D'Annunzio, Milano, Electa, 1998.