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Giuseppe Verdi

Le Roncole di Busseto (Parma), 1813 – Milano, 1901

Vita e storia

Giuseppe VerdiNato in una povera famiglia – il padre era un locandiere – il piccolo Giuseppe mostrò precocemente i segni di un’intelligenza brillante e di una particolare disposizione alla musica. Il padre stesso lo aveva affidato al Curato del paese perché gli desse un’istruzione elementare. Il sacerdote prima e l’organista poi, cogliendone le doti, lo avviarono allo studio della musica e dello strumento, con l’idea, forse, di farne a sua volta un buon organista. Le qualità del giovane attirarono l’attenzione di un commerciante, Antonio Barezzi; questi lo prese generosamente sotto la sua protezione, consentendogli di iscriversi ad una vera scuola di musica.

Verdi sposerà la figlia del suo mecenate, Margherita, e contemporaneamente cercherà di farsi ammettere al conservatorio di Milano. Sarà respinto perché “..non sufficientemente dotato…” musicalmente e continuerà gli studi privatamente col maestro Vincenzo Lavigna; scrisse in questo periodo la sua prima opera “Oberto conte di San Bonifacio”. La sua vita però doveva farsi tragica: in breve tempo perse i due figlioletti e la moglie.

Sprofondò nella disperazione tanto da non voler più neppur pensare alla musica. Fu grazie all’impresario Merelli (per il quale già aveva lavorato), che sottopose al musicista il libretto di un’opera, “Nabucco”, se Verdi tornò alla vita ed ottenne il suo primo grande successo. In meno di dieci anni videro la luce altre tredici opere che lo consacrarono operista di fama europea.

Conobbe in questi stessi anni la donna che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita, la cantante lirica Giuseppina Strepponi che sposerà nel 1859; con lei acquisterà Villa Sant’Agata, fuori Busseto, suo rifugio per gli anni a venire. Scrisse altre sette opere ed in questi anni di aneliti indipendentisti si riscoprì patriota ardente: fu simbolo con la sua musica delle speranze di unità nazionale.

Dopo aver sostenuto la causa dell’indipendenza con l’arte e col denaro, si lasciò convincere a divenire Deputato. Negli anni seguenti il Maestro si dedicò ad affinare la sua musica ed a maturarla: nelle ultime opere si coglie la pienezza artistica raggiunta, il vertice di una parabola che d’ora in poi inizierà a declinare. La morte della moglie, sua musa, lo rese incapace di esprimere ulteriormente la sua pur viva ricchezza di spirito.

Accettò con grande dignità questo stato di cose, ancora una volta segno della sua grandezza d’animo; morì lontano dalla propria casa, a Milano, e accompagnato da esequie gloriose, qui riposa fra i grandi.

Giuseppe Verdi a tavola

Giuseppe Verdi a tavola a Montecatini

Le ricette

Risotto Giuseppe Verdi

Questo piatto fu ideato dallo chef francese Henry-Paul Pellaprat (1869-1952) e dedicato al Maestro. 

Ingredienti (per 6 persone)

  • 450 g di riso carnaroli
  • 150 g di burro
  • 100 g di funghi coltivati
  • 100 g di punte di asparagi
  • 100 g di prosciutto crudo
  • 100 g di pomodori pelati
  • 1 dl di panna da cucina
  • 25 cl di brodo di carne
  • Parmigiano Reggiano grattugiato q.b.
  • ½ cipolla affettata sottilmente

Preparazione

In una casseruola imbiondire la cipolla nel burro; aggiungere i funghi affettati, le punte degli asparagi,il prosciutto tagliato in julienne, i pelati tritati. Unire il riso e lasciarlo asciugare leggermente, quindi bagnare col brodo; a metà cottura unire la panna mescolando delicatamente. Quando il risotto è pronto, mantecare con burro e formaggio, quindi servire.

Spalla cotta

Giuseppe Verdi restò sempre un “contadino” (come amava definirsi) della Bassa, amò la terra e amò i frutti della sua terra tanto da portarli con sé nei suoi viaggi, o farseli spedire a destinazione. Un prodotto della Bassa amò particolarmente e lo donò pure agli amici più cari accompagnandolo con affettuose istruzioni “per l’uso”: la spalla di maiale da consumare previa cottura.

Ingredienti

  • 1 Spalla di San Secondo cruda
  • acqua q.b.

Preparazione

Prima di cuocere la spalla, secondo le indicazioni del Maestro, occorre “...levarla di sale...” lasciandola per due ore in acqua tiepida. Si pone quindi la spalla in una pentola che la contenga e si riempie di acqua; si lascia cuocere a fuoco dolce per almeno sei ore. Si lascerà raffreddare nel brodo di cottura, quindi si asciugherà e sarà pronta da gustare. Al Maestro questo piatto piaceva particolarmente ancora caldo.

In biblioteca
F. ATTARDI ANSELMO – E. DE LUIGI, Le ricette di Lady Macbeth: Verdi e Shakespeare in cucina, Milano, Golosia, 1997;
E. GESINE BAUR – I. OHLBAUM, Zu gast bei Verdi: Leidenschaft fur die musik lust am genieben, Munchen, Rolf Heyne, 2000;
A. GRIGNAFFINI, a cura di, Giuseppe Verdi: un goloso raffinato, Parma, Tecnografica, 2001;
G. MARCHESI, Buon appetito maestro: a tavola con Giuseppe Verdi, Parma, Battei, 2001;
La cucina di Verdi: armonie di note, profumi e sapori sulla tavola del Maestro, Milano, G. Mondadori, 2003; Dining with Verdi: a harmony of flavor at the Maestro's table, Milano, G. Mondadori, 2003