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Bologna e la porchetta

A Bologna, in Piazza Maggiore, la città intera, in spazi opportunamente allestiti e socialmente diversificati, partecipava, a distanza di pochi giorni dalla festa mariana dell’Assunta ai profani e popolareschi Ludi della Porchetta. Erede delle ferie augustali di romana memoria, caratterizzate, fra l’altro, da corse di cavalli (come il palio dell’Assunta di Siena) la festa non aveva avuto in origine un luogo privilegiato di svolgimento e il suo “spazio” era la città intera, con le sue strade e le sue piazze. Ma con il passare degli anni si assiste ad una trasformazione degli spazi urbani attraverso la costruzione di apparati effimeri, di veri e propri “Paesi di Cuccagna” che portano Bologna a non sfigurare nel confronto con le feste e gli allestimenti delle principali Corti italiane ed europee, divenendo, anzi, una sorta di “anteprima” per l’ispirazione degli artisti e per l’affermazione di mode e ritualità.
Così in occasione della festa della Porchetta nella Piazza Maggiore fra i palazzi civici e la basilica di San Petronio, sulle botteghe della fiera d’agosto erano innalzati teatri effimeri e macchine sceniche colossali che occupavano l’intero spazio della piazza e coinvolgevano, per l’affaccio degli spettatori e dei musici, tutti i palazzi circostanti. Così che la piazza è divenuta nei secoli il guscio della creatività, il santuario di tutte le arti, la prigione dell’immaginazione, pronta ad aprirsi nel giorno di San Bartolomeo. Ogni anno variavano i temi dello spettacolo in musica e le ambientazioni architettoniche, naturalistiche, esotiche erano preparate per tempo in gran segreto nel cortile del Palazzo del Legato, quindi assemblate parzialmente nel cortile dell’Archiginnasio ed infine allestite nella piazza nel volger di pochi giorni. La festa si teneva il 24 di agosto, ancor oggi dedicato al santo, con l’elargizione pubblica di volatili e porchetta e costituiva l’apice spettacolare della fiera che si apriva il 14 precedente. L’origine di tale festa, tipicamente medievale, ha, secondo la tradizione, due possibili ragioni. La prima vorrebbe la sua nascita per ricordare la vittoria dei Bolognesi sull’esercito imperiale a Fossalta e l’arrivo in città di re Enzo prigioniero, il 24 agosto 1249. La seconda vuole che ricordi la presa della rocca di Faenza nel 1281 in seguito al tradimento di Tibaldello de Zambrasi derubato di una giovane porcella.
Una tale festa, in cui arte e gastronomia si legano in maniera indissolubile, ha dato vita ad una serie cospicua di relazioni, stampe, miniature, che ci testimoniano la sua evoluzione nei secoli. Solo l’arrivo dell’esercito francese interromperà dopo secoli la tradizione festosa e la sua ritualità.
Ora Umberto Leotti e Marinella Pigozzi, con l’illuminante introduzione di Marcello Fagiolo, contributi e approfondimenti di Maria Cristina Citroni e Franco Bacchelli e l’insostituibile bibliografia curata da Lorena Bianconi, ripropongono in oltre 300 pagine l’intero corpus iconografico legato a questa festa custodito negli archivi e nelle biblioteche bolognesi, consentendoci di “leggere” l’evoluzione della ritualità popolare legata al cibo grazie ad una cospicua documentazione che, secondo le intenzioni degli autori, dovrebbe arricchirsi di un secondo volume dedicato alla pubblicazione delle numerosissime “relationi” scritte. Una documentazione unica che ci permette di conoscere nei secoli una delle tradizioni gastronomiche più interessanti del nostro Paese.

La Festa della Porchetta a Bologna. Fra tradizione popolare, arte e pubblico spettacolo.

A cura di Umberto Leotti e Marinella Pigozzi. Loreto, Edizioni Tecnostampa, 2010. In-4° album (30x24); cartonato con sovraccoperta a colori, 328 pagine che comprendono 44 illustrazioni a colori e 82 in bianco e nero a piena pagina.

Distribuzione Libreria Garisenda
www.garisenda.it


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