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Manet e gli inviti del Bon Bock

Un giorno a Parigi

Per la maggioranza della “gente”, Parigi è una città dove si possono vivere emozioni straordinarie. La sua bellezza si offre immediatamente alla vista, nella vastità dei palazzi, dei boulevard e nei musei, con una vita cittadina senza eguali nel resto del mondo. Per me che sono un “raccoglitore”, fin da ragazzo è stata una delle mie città d’elezione, partendo dalle bancarelle lungo la Senna, a quelle di Montmartre, per arrivare infine alle grandi librerie antiquarie della rive gauche.

Un giorno di trent’anni fa, mi telefonò il proprietario di una delle più importanti librerie d’antiquariato di Parigi per dirmi: “Ho per Lei una raccolta davvero straordinaria, venga da me il più presto possibile”. Non mi volle dire di cosa si trattasse, ma gli risposi subito: “La tenga per me”. La settimana seguente mi precipitai da lui per capire cosa mi avrebbe mostrato e proposto.

Con molta emozione andò a prendere una grande cartella, nella quale stava una raccolta di fogli assai delicati, dicendomi: “Questa è una vera rarità; trovare un numero così considerevole di inviti del Bon Bock è cosa quasi impossibile, se ne possono trovare sì e no due o tre dispersi qua e là. In questi fogli è descritta la vita di una delle associazioni più importanti della Belle Époque a Parigi”.

Con molta delicatezza, ed emozionandomi quanto lui ad ogni foglio, incominciammo a sfogliare gli “inviti” così magistralmente concepiti e disegnati dai migliori artisti dell’epoca. Non mancammo di divertirci nel commentare la varietà, la gaiezza, l’ironia e la libertà di osare con il corpo della donna, senza mai arrivare alla volgarità.

Le Bon Bock di E. Manet (1878)
Le Bon Bock di E. Manet, particolare da Album du Bon Bock, Paris, Baschet, 1878.

Il libraio mi disse: “Sono lieto di venderli a Lei, conoscendo la sua passione di collezionista. Certamente li terrà con grande cura, e così conserverà la memoria di un’epoca veramente irripetibile. Piuttosto che venderli ad uno ad uno e così disperderli, preferisco consegnarli tutti a Lei”.

Questa delicatezza di pensiero la trovai confacente alla mentalità del collezionista, che non vorrebbe mai essere costretto a disperdere i documenti di una raccolta.

Quando uscii dal mio amato libraio con la cartella dei Bon Bock, per un momento la mia emozione fu così forte che mi parve di vedere Parigi con altri occhi, e i suoi cittadini come un secolo prima, immersi nella Belle Époque.

Ed è così che in Italia, oggi, possiamo trovare una raccolta che forse neppure in Francia esiste più, e che conserva la preziosa memoria di un sodalizio amicale e gastronomico del tutto particolare.

Dobbiamo tener presente che questi fogli, soprattutto i primi del 1877 hanno oltre 125 anni, che sono passati indenni attraverso le guerre mondiali del Novecento con le loro distruzioni. È un vero “miracolo” poter presentare una raccolta così interessante e numerosa, oggi conservata a Parma, capitale della Food Valley italiana, presso la ricchissima Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla.

Sono quindi oltremodo felice che da Parma, città che ha da secoli forti legami culturali e affettivi con la Francia, possa essere proposta questa “mostra” assolutamente inedita in Italia e unica al mondo.

Livio Cerini di Castegnate

 

Il Bon Bock

Per sapere cosa fosse il Bon Bock è necessario conoscere e capire il fenomeno che fu causa dello straordinario diffondersi del Menu in Francia nell’ultimo trentennio dell’Ottocento.

L’intensa prodigalità, che accompagna lo sviluppo improvviso delle Associazioni Amichevoli in Francia, fu la causa prima del diffondersi del cartoncino del Menu, che raggiungerà in quel Paese qualità artistiche di primissimo ordine.

Alla fine dell’Ottocento nella sola Parigi, si contavano diverse centinaia di Associazioni e tutte avevano il loro “Dîner”, ed un dîner degno di rispetto doveva avere il proprio Menu, con l’occhio attento al contenuto gastronomico ed un altro all’estetica, che doveva essere originale ed attraente. Se era stato concepito ed eseguito da un maestro di vaglia, da un artista noto e mondano, i soci “gongolavano” per l’onore di appartenere a un così nobile sodalizio.

Dopo la caduta del Secondo Impero i francesi scoprirono la libertà di stampa, quella vera, assoluta, insofferente e ribelle di qualunque censura che prese corpo in modo visibile attraverso la caricatura: il disegno satirico di critica spietata del costume è una “invenzione” della Belle Epoque e ne divenne uno degli aspetti più caratterizzanti e significativi.

I giornali ricchi di caricature e disegni satirici come “Le rire”, “L’Assiette au beurre”, “La vie parisienne”, “Le canard sauvage”, “Le crie de Paris”, “La culotte rouge”, “Le corbeau” e molti altri, si guardano ancor oggi con grande stupore e curiosità. E molti tra i migliori disegnatori e caricaturisti collaboratori di quelle testate, partecipando in prima persona a vari dîners, contribuirono con la propria creatività e maestria a rendere prestigiose le piacevoli riunioni ed affidarle, in qualche modo all’immortalità.

Questi incontri avevano il puro scopo della distrazione “aimable” di persone che, a loro volta, passavano il tempo a distrarre ed a “charmer” i contemporanei che li stavano a guardare. Non sfugge alla nostra attenzione la superficialità e l’aspetto frivolo di questa curiosa corsa al mettersi in mostra che è forse la più evidente caratteristica della Belle Epoque.

Le Associazioni attive a Parigi nello scorcio dell’Ottocento furono numerosissime e tra queste alcune veramente valide durarono per molti anni, riunendo attorno a sé personaggi della politica, del bel mondo, letterati, musicisti ed artisti famosi. Fra le tante ricordiamo, per i loro notevoli Menu: Alouette, Arche de Noè, Avant Garde, Bibliophiles Contemporains, Boef-Nature, Bonshommes, Cercle de la Critique, Dîner de l’Hyppopotame, Dîner de Six Francs, Dîner Dèntu, Evohè, La Canigou, La Chasse Illustre, La Cigale, La Macédonie, La Soupe et le Bœuf, Le Dîner Celtique, Le Dîner de Garouche, Le Dîner de la Modestie, Le Dîner de Poitou, Le Dîner de Tètes de bois, Le Dîner Molière, Le Pluvier, Le Sartan, Le Vilains, Les  Acquafortistes, Les amis des Livres, Parnasse, Pris de Rhum, Radis Noir. Ma le più importanti e longeve furono sicuramente il Bon Bock, Le Cornet, La Marmite e La Plume.

Il Bon Bock nel tempo

Emile Bellot, incisore e modello per il corpulento bevitore di birra del dipinto di Manet, fece nascere l’Associazione del Bon Bock, che tenne il suo primo incontro conviviale nel marzo 1875 e che lo stesso Bellot presiedette per dieci anni. La cadenza degli incontri era mensile. I membri si riunivano il primo martedì di ogni mese e le motivazioni dell’incontro e la presenza degli ospiti di riguardo veniva anticipata da un “invito strettamente personale” del Presidente da esibire all’ingresso della serata che si andava a celebrare, sicuri che sarà meravigliosa e che si mangerà sempre bene.

Le Bon Bock di E. Manet (1884)
Le Bon Bock di E. Manet, incisione di H. PAILLARD, da "Le Monde Illustré - 1884.

Questi “Inviti” oggi assai rari e ricercati, sono rimasti realmente unici nel loro genere per la fantasia e la serie degli artisti coinvolti nella loro realizzazione.
Nell’invito non si parla di cibi, si dà per scontato che si mangerà bene, quello che conta è l’allegria, la fine ironia e la sorpresa per una musica inedita, un’ode o una poesia piuttosto che un pezzo teatrale, anche se non mancano i giochi della tombola ed i saltimbanchi che allieteranno gli associati ed i loro amici, e soprattutto le signore ammesse solo in due occasioni all’anno.
Ed erano così numerose le persone in fila per accedere a tale Associazione, che la Presidenza si vide costretta, durante la cena del 19 ottobre 1880, a formulare, con un foglio molto esplicito di grande ilarità, una specie di statuto con regole certe, pena supplizi tremendi con ingollate forzate di birra da un Bock enorme.

I bonbockisti, come si facevano chiamare, erano dei buontemponi; la ricerca dell’allegria, del buonumore li portava anche alla Bastille e fuori Parigi, ma è soprattutto il “Vendages de Bourgogne”, il luogo preferito delle riunioni che si tenevano alle sette di sera in punto, al prezzo non inflazionato di 5,50 Franchi per cena. Quando, dopo Bellot, il numero degli associati sarà tanto cresciuto da impedire uno svolgimento artistico con centinaia di ospiti, allora il sodalizio si trasferirà in un più ampio e confortevole ristorante nella zona di Batignolles presso “Vantier”, 8 avenue de Clichy.

Le motivazioni delle varie serate e la presenza degli ospiti ci offrono la visione di uno scorcio di vita parigina, dove si trovano, tra nomi che ormai nulla ci dicono, personalità di spicco come poeti, musicisti e pittori che hanno tramandato la loro arte fino a noi. Tutti gli artisti, e si contano a centinaia, andavano a gara ad illustrare quell’invito, offrendoci oggi una straordinaria testimonianza di vita, di socialità Parigina che non ha l’eguale in Francia ed in tutto il resto del mondo. Nel 1875, poi, lo stesso Bellot aveva voluto pubblicare (in soli 500 esemplari venduti a 15 franchi), presso Ludovic Baschet, tipografo parigino e membro del sodalizio, l’Album du Bon Bock, un quaderno di 50 pagine ricco di immagini, testi e improvvisazioni frutto dei primi mesi di incontri conviviali, oggi praticamente introvabile. Grazie a questi fogli preziosi quanto fragili, noi possiamo ancor oggi respirare le leggerezza unica e irripetibile della Belle Epoque.

È Léon Maillard, che scrive nel 1898 ed è contemporaneo ai fatti narrati, a darci ulteriori informazioni sullo speciale sodalizio nel suo insuperato Menus et programmes che illustra la storia del Menu con competenza e dignità:
«Bellot, fondatore di questa celebre riunione, fu ritratto da Manet, e rappresentato con la pinta di birra in mano. Il nome del ritratto è rimasto all’Associazione, una delle più celebri e certamente la più numerosa di Parigi. Ella conta circa 1000 membri ed i suoi “dîners” sono i più seguiti, perché essi continuano con una serata artistica molto “numerosa”, dove poesia, musica e fantasia si alternano all’altezza di tutti gli auditori. Così la ricorda M. Albert Rousseau presidente di uno dei dîners: “I convivi furono 30 al ristorante “Minerva”, 60 al “Grand Turc”, 100 alla “Boule Noire”, 200 al “Vendages de Bourgogne”. I fondatori, oltre Bellot furono: Jules Gros (vecchio presidente della République de Counani), Guillois, Alphonse Laffitte, il musicista Frédéric Ben-Tayoux ed il pittore Eugène Cottin al quale segue immediatamente Etienne Carjat (fotografo, disegnatore, poeta), il pittore Léon Foulard, il mistico Léon Chedel, Adrien Dézamy, Victor Dupré, Lassale, Charles Leroy, Gilbert Radon, Regner, il pittore Réné Tener ed il cantante Charles Vincent”.
I primi inviti furono molto modesti: una semplice lettera autografata. La prima illustrazione apparve nel luglio del 1875 in occasione del trasferimento dalla sala del “Grand Turc” alla “Boule Noir”. Il disegnatore Alfred Petit allora celebre per i suoi paesaggi al tratto, aveva raffigurato i partigiani del Bon Bock sotto la protezione dei compagni di Saint Antoine. Non erano molto raffinati, ma l’allegoria di gusto naturalistico ritorna ripetutamente nel tempo, sempre pervasa da una verve decisamente satirica.
Alcuni menu sono di prim’ordine, come quelli firmati da André Gill, Adolphe Léon Willette, Emile Bayard, Eugène Carrière, Henry Pille, José Frappa, Théophile Steinlen. […]. Èmile Jean-Baptiste Bin, artista, pittore, anziano sindaco di Montmartre, è da ricordare tra i più ferventi propagatori della Confraternita. […].
E dopo la ripetizione di questi nomi e cento altri che sarebbe fastidioso enumerare, la serie aumenta tutti i mesi»
.

Dopo una lunga sosta al ”Vendages de Bourgogne”, nel 1885 gli invitati si spostarono presso il ristorante “Vantier” nell’era del dopo Bellot, con tutte le innovazioni attuate in quel momento: dall’invito stampato, alla Presidenza a turno per una sola serata con l’Associazione retta da un Comitato.

Il 28 ottobre 1892 al Museo Grévin di Parigi veniva proiettato per la prima volta Un bon bock, una pantomima luminosa diretta da Charles-Émile Reynaud, e composta da 700 immagini dipinte a mano su lastre di vetro, per la durata complessiva di 15 minuti di proiezione muta, accompagnata da effetti sonori e da una colonna sonora composta ed eseguita dal musicista Gaston Paulin. Si tratta di uno dei primi cortometraggi animati mai realizzati e oggi perduto, perché distrutto dallo stesso Reynaud gettandolo nella Senna. Ispirandosi al titolo del celebre dipinto di Manet, narrava la storia semiseria di un avventore talmente impegnato a corteggiare la bella barista da non accorgersi che altri gli vuotavano il boccale di birra.

La fine della Belle Epoque e la Prima Guerra Mondiale non esaurirono la vitalità dell’Associazione, che proseguì, seppure con ritmi più blandi, i propri incontri all’insegna della voglia di vivere e della goliardia. E anche dopo la Seconda Guerra mondiale l’Associazione del Bob Bock rinacque, ma nel differente clima sociale, gli incontri si diradarono ulteriormente fino a due-tre l’anno.

Fernand Woutaz, nel volume Le grand livre des Societés et Confreries gastronomicques de France, pubblicato a Parigi da Halévy nel 1973 così la ricorda: «Fu al “Guerbois”, 11 Grand Rue des Batignolles, al giorno d’oggi Viale di Clichy, questo Caffè celebre [di proprietà di Émile Bellot] dove si incontrava già da lungo tempo “il gruppo dei Batignolles”, intendendo Manet, Degas, George Rivière, Steven, il giovane Forain e qualcun’altro, o fu al “Wepler”, o altro ancora? Che importa. Noi siamo nel 1873 e Manet è folle di gioia: ritorna dalla vendita del suo primo quadro, Le Bon-Bock … 275 Franchi! [Ma vi è altra versione che lo vorrebbe acquistato dal baritono Faure nello stesso anno per 6.000 Franchi]. Una fortuna… alfine prossima, in tutti i casi largamente sufficiente, per regalare agli amici, e a quelli che sono giunti come per incantamento, qualche canzoniere e trovatore “montmartrois”, una cena indimenticabile. L’ambiente è straordinario, il cibo succulento, il vino dilettevole quanto abbondante, e i cantanti contribuiscono grandemente alla gaiezza di quelle ore folli. Questa sera memorabile fece nascere il desiderio di rinnovarla. Questa promessa fu mantenuta… e malgrado le due guerre, recentemente ebbe luogo il 535° Dîner del Bon Bock. Due guerre e la sparizione ineluttabile dei più anziani non hanno avuto ragione di questa amichevole associazione di fatto, senza statuto, senza seggi sociali, poiché l’organizzazione riposa sul segretario generale, assistito da un comitato composto normalmente da un disegnatore che illustra la convocazione, da uno stampatore che stampa, da un tesoriere che le spedisce e veglia soprattutto che ciascuno paghi la sua cena alfine di rendere il seguito possibile. Ciascun “Dîner” è posto sotto la presidenza di una persona dello spettacolo, della letteratura o della musica: recentemente toccò all’autore di canzoni e delicato poeta Jamban, a Pierre Jacob, al conferenziere Jean Mousnier ed ai compagni del Large, a Léo Campion, al colonnello Remy, eroe ben conosciuto, a Paul Colline, a Marcel E. Grancher, a Jacques Cathy, ... Così si perpetua nella più franca gaiezza un momento felice della vita parigina, dove la gastronomia non è assolutamente esclusa».
Dalle nostre ultime ricerche a Parigi, l’Associazione, ancora attiva nel 1973, oggi non esiste più, e la sua memoria è affidata unicamente ad un ristorante in Rue Dancourt che ne porta casualmente il nome.

Il quadro Le Bon Bock di Édouard Manet (1832-1883), olio su tela cm 94,6 x 83,3 datato al 1873, dagli anni Sessanta del Novecento è esposto al Museum of Art di Filadelfia, negli Stati Uniti.

Tutto è destinato a morire. Tutto è destinato ad essere ricordato ed anche rimpianto. La memoria del Bon Bock rimane negli album pubblicati dall’Associazione nel 1875, 1878 e 1884 e nella straordinaria serie degli inviti ai suoi banchetti.

 

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Dal 1876 al 1880
Dal 1881 al 1885
Dal 1886 al 1890
Dal 1891 al 1895
Dal 1896 al 1900
Dal 1901 al 1905
Dal 1906 al 1910
Dal 1911 al 1915
Dal 1916 al 1920
Dal 1921 al 1925
Dal 1926 al 1930
Dal 1931 al 1935
Dal 1936 ad oggi

Gli inviti del Bon Bock qui proposti sono in massima parte provenienti dalla collezione della Biblioteca gastronomica di Academia Barilla, affiancati da alcune immagini generosamente offerte da collezionisti per integrare la serie.
Academia Barilla sarà grata a quanti vorranno inviare anche con una semplice mail immagini digitali degli inviti mancanti per completare la serie: un modo per onorare la memoria di una straordinaria epoca che seppe unire il gusto del bello al piacere della tavola.

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Introduzione
I° Album
II° Album
III° Album