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Rocche e Castelli del Ducato

Le rocche della pianura, i castelli della collina

In epoca medievale, a fianco dell'autonomia comunale di Parma, si registra l'affermazione nel contado di numerose famiglie nobili, legate ai vari territori, insignite dal potere imperiale del ruolo di feudatari, che fortificano le proprie residenze e che giocheranno un ruolo significativo negli equilibri di potere all'epoca delle Signorie. Da qui la nascita di numerose rocche e castelli nel territorio parmense.

Con l'insediamento dei Farnese e la creazione nel Cinquecento del Ducato di Parma e Piacenza, il ruolo dei vari feudatari verrà fortemente ridimensionato e gli antichi manieri trasformati da fortezze a residenze di grande bellezza. Ancor oggi molte di queste sono visitabili e costituiscono un tour davvero unico, che non ha nulla da invidiare, per la presenza di straordinari capolavori d'arte, ad altre regioni d'Europa.

La rocca di Fontanellato racchiude la misteriosa sala affrescata dal Parmigianino; la rocca di Soragna, abitata ininterrottamente da più di cinquecento anni dalla nobile famiglia Meli–Lupi, accoglie al suo interno affreschi e arredi d'epoca e narra le storie del fantasma di Donna Cinerina; il castello di San Secondo tramanda le vicende dell'Asindo d'oro e le gesta della nobile famiglia Rossi; il Palazzo Ducale di Colorno brilla per lo splendore del suo parco all'italiana; il maniero di Torrechiara racconta, nella Camera d'Oro, l'amore di Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrino; a Sala Baganza Cesare Baglione decora con miti e leggende le volte della rocca.

Un percorso fra arte e storia ricco di sorprese e di grande fascino.

Veduta aerea della rocca di FontanellatoLa rocca di FontanellatoLa sala da pranzo dei Sanvitale a FontanellatoGli affreschi del Parmigianino a Fontanellato

ROCCA SANVITALE – FONTANELLATO

Rocca del feudo storico dei Sanvitale, famiglia tra le più cospicue dell'aristocrazia parmense fino ad oggi (i fratelli Giberto e Gianmartino erano stati fatti conti da Gianmaria Visconti nel 1404), fu eretta nei primi decenni nel XII secolo ma fortemente rimaneggiata nei secoli successivi.
La cinta esterna fu eretta dopo il 1386 a partire dal torrione quadrato posto a Nord - molto più alto in origine - e completata prima della metà del XV secolo.
Nelle numerose sale arredate si possono osservare preziosi mobili d’epoca, i ritratti della famiglia Sanvitale del XVII e XIX secolo (sala dei Sanvitale), ritratti settecenteschi dei Farnese (sala dei Farnese), dipinti di Giovan Francesco Nuvolone e Jean Sons (sala dei dipinti religiosi), l'antica taverna dipinta alla maniera di Cesare Cesariano (ca. 1512), 288 mappe del Settecento che l’ultimo conte Giovanni Sanvitale donò al sindaco di Fontanellato pochi mesi dopo la vendita del castello al Comune (Sala delle mappe), una sala, che risale alla fase costruttiva più antica della rocca, dipinta a grottesche da Giovanni Gaibazzi e Giuseppe Bossi nel 1861.
Un giardino pensile è stato ottenuto da una ristrutturazione operata da Luigi Sanvitale negli anni Trenta del XIX sec. con l’abbattimento di una parte di un edificio preesistente. Nel torrione meridionale si trova uno schermo concavo su cui con gioco di prismi già nell'Ottocento venivano proiettate le immagini della piazza. Un divertimento dei Sanvitale che tuttora stupisce i turisti.
Ma l'espressione artistica più significativa della Rocca sono gli affreschi con le storie di Diana e Atteone dipinte nel 1524 da Parmigianino. Accanto si aprono numerose sale del percorso museale ed è allestito un percorso didattico.
Nella piazza intorno al castello, si tiene, ogni terza domenica del mese, uno dei più ricchi mercatini dell'antiquariato del Nord Italia. Oltre il borgo medievale si trova il Santuario della Madonna che conserva una vasta e preziosa raccolta di ex voto dipinti dal XV al XX secolo.

Info:
Piazzale Matteotti, 1 - 43012 Fontanellato (PR) – I
Tel.: +39 0521 823220 – +39 0521 829055 - Fax: +39 0521 824042
E-mail: [email protected]
Web: www.fontanellato.org


Veduta aerea della rocca di SoragnaLa rocca di SoragnaUn salone interno della rocca di SoragnaLa galleria della rocca di SoragnaIl parco della rocca di SoragnaInterno della Sinagoga di Soragna

ROCCA MELI LUPI – SORAGNA

Costruita nel 1361, la Rocca dei principi Meli Lupi di Soragna si presenta come un tozzo edificio quadrangolare con poderose torri merlate agli angoli. Nel 1446 erano state realizzate le sopraelevazioni e le decorazioni a racemi nel voltone del portico. Nel 1680 il principe Giampaolo apportò ulteriori modifiche che accentuarono in senso fortilizio la struttura della rocca. Nel XVIII secolo l'architetto Angelo Rasori inserì i bugnati ai vertici e alle finestre e innalzò un nuovo corpo di fabbrica, con la Galleria dei Poeti e l'Agenzia.
Numerosissime sono le opere d'arte conservate in questa splendida residenza appartenente a una delle famiglie nobili più importanti dell'Italia settentrionale, di cui il principe Diofebo Meli Lupi è l'attuale discendente. Fra gli ambienti visitabili: la Sala Rossa, con sei paesaggi dipinti dal Brescianino (celebre pittore di Battaglie del primo Settecento), e i ritratti di Giampaolo Meli Lupi e della moglie Ottavia Rossi; la Sala del Biliardo Antico, le cui pareti sono ornate di ritratti di famiglia, fra i quali il dipinto che raffigura la famosa Donna Cinerina; la scala del Draghi che porta al secondo piano; la Sala delle Donne Forti, col trono dei Meli Lupi; il Salone Baglione, con affreschi a grottesche realizzata da Cesare Baglione nel XVII secolo; il Gabinetto dorato con soffitto ligneo di Giuseppe Bosi (1701); la Sala degli Stucchi, con soffitto affrescato da Francesco e Ferdinando Galli Bibiena, i massimi architetti e scenografi emiliani del Settecento, con l'Apoteosi della famiglia Meli Lupi; la Galleria con gli affreschi di Francesco Bibiena sulla storia del casato Meli Lupi (1696) e un Assunta affrescata da Ilario Spolverini (il pittore degli ultimi Farnese); la Galleria delle monache con ritratti della famiglia Farnese (fine XVII sec.).
Nel giardino ai trovano elementi di obelischi viscontei (XVII sec.). Alcune sale vengono adibite a conferenze, esposizioni, concerti. A fianco della rocca si trova la Sinagoga ebraica, una delle più belle della regione, visitabile unitamente al museo annesso e, oltre il parco, il Museo del Parmigiano–Reggiano, allestito nel casello ottocentesco dei Meli–Lupi. Soragna merita una sosta anche per una visita al borgo e alle chiese e per l'ottima cucina dei suoi ristoranti.

Info:
Piazza Meli Lupi, 5 - 43019 Soragna (PR) – I
Tel. e Fax: +39 0524 597964 - +39 0524 597978
E-mail: [email protected]
Web: www.roccadisoragna.com


La rocca di San SecondoIl salone delle gesta rossiane a San SecondoManifesto della sagra della Fortanina di San SecondoL'antichissima Pieve di San Genesio (Foto M. Fallini)

ROCCA DEI ROSSI – SAN SECONDO

Tra le più significative corti del Cinquecento padano, è impreziosita da un vasto ed importante apparato pittorico opera di Orazio Samacchini, Sebastiano Galeotti e Cesare Baglione che sviluppano temi fabulistici (le storie dell'asino d'oro di Apuleio), mitologici e storici (il salone con le gesta della famiglia Rossi, feudataria del luogo dal XIV secolo).
Nel 1466 Pier Maria Rossi volle erigere una rocca che fosse nel contempo elegante residenza e struttura difensiva del centro abitato, che si stende ad Est, oltre l'ampio piazzale.
Novant'anni dopo la sua fondazione la rocca veniva ridimensionata dal duca Ottavio Farnese, che fece demolire le strutture difensive e chiudere i fossati, riducendola a dimora residenziale, impreziosita, per volere di Troilo Rossi da importanti cicli decorativi: tutte le sale del piano nobile vennero fatte affrescare dai migliori artisti del tempo: Bertoja, Campi, Baglione, Anselmi.
Nel XVI secolo, venne ridisegnata la facciata, mentre il torrione merlato che si innalza sulla sinistra è frutto dei lavori tardo ottocenteschi (1895-1906), che sacrificarono gran parte dell'antica struttura.
Al piano nobile sono visibili:

  • la Sala delle gesta rossiane, a cui si accede dallo scalone d'onore, interamente decorata da splendidi affreschi sulla volta (1565-70) di Prospero Fontana (Pier Maria Rossi che riceve la decorazione dell'Ordine di San Michele) e di Cesare Baglione. Le pareti spettano ancora a Baglione a Gerolamo Mirola e Bertoja. A Orazio Samacchini sono attribuiti gli affreschi delle tre stanze che affacciano sul terrazzo;
  • la Sala dei Giganti, che descrive la caduta dei Giganti, con Minerva, Prometeo, i Dioscuri che soccorrono l'esercito romano e le cadute di Icaro e di Fetonte;
  • la Sala di Mercurio, che presenta allegorie delle Arti;
  • la Sala dell'Asino d'oro, con affreschi del celebre racconto di Apuleio;
  • la Sala della Giustizia, con grottesche e figure del Baglione. La sala adiacente è decorata con la Storia del lupo e Paesaggi ovali;
  • il Corridoio di Esopo, decorato con scene tratte dalle note favole.

San Secondo, dal caratteristico centro che si apre lungo la via principale ritmata dai portici, è rinomata anche per la gastronomia, soprattutto per la tipica Spalla Cotta, prediletta da Giuseppe Verdi ed il vino Fortana: qui ogni anno si svolge alla fine d'agosto la Fiera della Fortanina e della Spalla cotta. A San Secondo ha pure sede la Confraternita del Culatello Supremo. A due chilometri dall'abitato è visibile l'antica e suggestiva chiesa plebana di San Genesio, già esistente nel 1016. A tre navate in stile romanico, è isolata tra i campi e immersa in un paesaggio molto simile a quello originario in cui la pieve costituiva un fondamentale luogo di aggregazione per le comunità rurali.

Info:
Rocca di San Secondo - Piazza Mazzini, 12 - 43017 San Secondo Parmense (PR) – I
Tel. e Fax: +39 0521 872147
E–mail: [email protected]
Web: www.cortedeirossi.it


Veduta aerea del Palazzo Ducale di ColornoLa reggia di Colorno vista dal ponte sul torrente ParmaColorno, lo scalone monumentale che conduce al giardino all'italiana

PALAZZO DUCALE – COLORNO

Già residenza della potente famiglia Sanseverino, il palazzo di Colorno veniva confiscato dai Farnese nel 1612 in seguito alla cosiddetta “congiura dei feudatari” e adattato per accogliere la Corte ducale nel periodo estivo. Ranuccio II, ed il successore Francesco, promossero una serie di lavori che trasformarono la rocca cinquecentesca in una lussuosa reggia, citata come “piccola Versailles” dalle cronache dell'epoca. Alla ricostruzione farnesiana (1663–1671) curata dell'architetto Giovanbattista Lavezzoli si deve la creazione di tre ordini di finestre delimitati da cornici marcapiano sulla facciata verso piazza. A Ferdinando Galli Bibiena (1657–1743) attivo a Colorno fra il 1709 ed il 1714, va invece attribuita l'apertura della loggia sul torrente Parma, l'ampliamento dell'edificio verso il giardino, con la costruzione dello scenografico scalone che conduce al piano nobile e la sistemazione dell'intero giardino all'italiana. L'aspetto attuale del palazzo, databile tra il 1723 ed il 1726, con l'elegante coronamento a balaustra ornato di vasi e statue e il portale con statue su piazza, potrebbe essere opera dell'architetto scultore Giuliano Mozzani, autore anche di scenografiche fontane per il giardino.
Passato ai Borbone, il complesso fu riportato all'antico splendore da Filippo, che nel 1749 scelse Colorno come residenza ducale, e dal figlio Ferdinando, che ne fece trasformare gli interni secondo il gusto francese all'epoca imperante. Ad Ennemond Alexandre Petitot (1727–1801) si deve nel 1755 la progettazione della “Sala Grande” decorata da Fortunato Rusca e Jean Baptiste Boudard (1710–1768).
Divenuta residenza di Maria Luigia d'Austria, il complesso di Colorno subì diverse trasformazioni interne e vide la creazione di una parte di giardino “all'inglese”.
Con l'Unità d'Italia la reggia fu spogliata degli arredi delle statue e delle fontane, trasferiti nelle varie residenze reali e in alcuni musei. Adibita per decenni ad ospedale psichiatrico, negli ultimi anni è stata restaurata dall'Amministrazione Provinciale sia nelle strutture che nel parco, ed accoglie oggi mostre d'arte e la sede di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, attiva dal 2004.

Info:
Piazza Garibaldi,26 - 43052 Colorno (PR) – I
Tel.: +39 0521 312545 - Fax: +39 0521 521370
E-mail: [email protected]
Web: www.comune.colorno.pr.it


Il castello di Torrechiara fra i vignetiIl castello di TorrechiaraLa Camera d'Oro del castello di Torrechiara con gli affreschi di Benedetto BemboIl castello visto dal Borgo di Torrechiara

CASTELLO DI TORRECHIARA

Il castello di Torrechiara, uno dei più famosi della provincia di Parma, venne fatto erigere tra il 1448 ed il 1460, sui resti di precedenti fortificazioni, da Pier Maria Rossi (1413–1482), conte di San Secondo, il cui feudo si estendeva per gran parte delle valli del fiume Taro e dei torrenti Parma e Baganza, con numerose rocche e fortezze raffigurate negli affreschi di una sala del castello. Condottiero dei Visconti, alla raffinata corte milanese Pier Maria si avvicinò agli studi umanistici e conobbe la nobile Bianca Pellegrino, moglie di Melchiorre d’Arluno, con la quale, pur essendo a sua volta già sposato con Antonia Torelli di Montechiarugolo, si legò in un rapporto durato per tutta la vita, e che egli fece celebrare dal pittore Benedetto Bembo nei famosi affreschi della Camera d’Oro del castello di Torrechiara, che costituiscono il più ampio ciclo di affreschi “cortesi” della regione.
Il nome del castello deriverebbe da un toponimo – Torciara – originariamente legato alla presenza nella zona di numerosi torchi da olive. Solo nel XV secolo diventerà Turris Clara, in riferimento all’elegante costruzione che ancora oggi domina la valle con le sue quattro torri merlate. Nel 1470 il castello ricevette l’investitura ufficiale da parte di Galeazzo Maria Sforza, ma già nel 1483 veniva assediato dalle truppe del nuovo Signore di Milano, Lodovico il Moro, a cui Pier Maria si era rifiutato di giurare fedeltà. Rifugiatosi nel castello, il condottiero vi trovò la morte nello stesso anno. La rocca si arrese e venne assegnata alla famiglia Pallavicino.
Nei secoli XVI e XVII, venuta meno la funzione difensiva, Torrechiara fu ampliata e trasformata in una sontuosa residenza di campagna: a questa fase risale la costruzione delle due ampie logge panoramiche, una delle quali accessibile dalla Camera d’Oro, da cui si ammira lo splendido paesaggio della Val Parma e dei colli ricoperti di vigneti. Gli ambienti vennero decorati con eleganti motivi a grottesca dal pittore Cesare Baglione e dalla sua bottega.
Nel 1912 il castello, dopo la vendita e la dispersione di gran parte degli arredi, fu ceduto dall’ultimo proprietario, Pietro Cacciaguerra, alla Cassa di Risparmio di Parma, che lo donò, allo Stato Italiano.
L’anno precedente, per il padiglione dell’Emilia-Romagna all’Esposizione Nazionale ed Etnografica di Roma, era stata realizzata dai migliori artisti parmensi una completa ricostruzione della Camera d’Oro, con il rifacimento degli arredi perduti in stile neogotico, oggi esposti in una delle sale al piano nobile.
L’impianto del castello, posto sulla sommità del colle nel cuore di un piccolo borgo fortificato, è costituito da una doppia cinta di mura che racchiude una corte rettangolare con quattro torri angolari. L’ingresso, posto a Sud-Ovest, immette direttamente nella corte, che dopo i restauri del XX secolo, presenta un lungo lato porticato, al di sopra del quale si apre un arioso loggiato.
Il castello per la sua struttura spettacolare, è stato usato come set cinematografico di film (come Donne e Soldati di Antonio Marchi del 1954 con Marco Ferrei o Ladyhawke di Richard Donner del 1985, interpretato da Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Rutger Hauer) o quale sede di spettacoli estivi tra i quali il Festival dedicato a Renata Tebaldi.

Info:
Ufficio informazioni turistiche di Torrechiara
Borgo del Castello, 1 – 43010 Torrechiara (PR) – I
Tel.: +39 0521 355255 (Biglietteria) – +39 0521 355009 (Ufficio I.A.T.)
Fax: +39 0521 355821
E-mail: [email protected]
Web: www.comune.langhirano.pr.it


Veduta aerea del castello di FelinoIl castello di FelinoL'ingresso del castello di Felino, sede del Museo del Salame (Foto A. Gandolfi)Le suggestive cucine del castello di Felino

CASTELLO DI FELINO

Il castello di Felino, ha origini antichissime. Si hanno notizie di un “castrum”, fatto costruire a partire dall’890 dal nobile Luppone sul colle dove sorgeva un villaggio dell’Età del Bronzo.
Nel corso dei secoli, molte sono state la casate che lo hanno posseduto e che vi hanno lasciato la propria personale impronta, dalla famiglia Ruggeri, ai Rossi, a Ludovico il Moro fino agli Sforza. È poi dei Francesi, dei Pallavicino, degli Sforza di Santa Fiora e dei Masi.
Nel 1612 entra nelle proprietà della Camera Ducale. Dal 1700 al 1935 risulta di proprietà della Mensa Vescovile, che, alla fine, lo mette in vendita. La storia recente lo vede destinato dalla famiglia Brian ai contadini alle proprie dipendenze. Ora è di proprietà della famiglia Alessandrini che ne ha curato il completo restauro.
Il Castello sorge su un colle isolato, in posizione strategica sulla media Val Baganza, circondato da boschi di castagni.
La sua struttura tozza, i suoi locali molto semplici e la struttura essenziale, ne fanno intuire la sua esclusiva vocazione militare, nonostante gli interventi di carattere residenziale realizzati nel Trecento.
Il castello appare oggi un massiccio edificio cinto da un fossato, con quattro torrioni angolari ed un bel cortile interno d’onore. Ospita al proprio interno un ristorante di charme e, nelle suggestive cantine, la sede del Museo del Salame di Felino.

Info:
Castello Di Felino - Locanda della Moiana - Strada al Castello, 1 - 43035 Felino (PR) – I
Tel.: +39 0521 336020 - Fax: +39 0521 836845
E-mail: [email protected]
Web: www.castellodifelino.it


La rocca di Sala BaganzaGli affreschi della Cappella palatina nella Rocca di Sala BaganzaLa volta della sala farnesiana nella rocca di Sala Baganza

ROCCA SANVITALE – SALA BAGANZA

Nel cuore del borgo di Sala Baganza si erge la rocca, già esistente nel 1441, ricostruita per volere di Gilberto II Sanvitale nel 1477 dietro consenso del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, che nello stesso anno nominò i Sanvitale Conti di Sala.
La costruzione venne notevolmente rimaneggiata nei secoli successivi dai Sanvitale stessi, dai duchi Farnese che ne erano venuti in possesso incamerandola nel patrimonio dello stato (Ranuccio II ne fece la sua residenza estiva con annessa riserva di caccia) ed infine dalla duchessa Maria Luigia. Nel 1804 Napoleone donava l'intera struttura al tenente Michele Varron, che ne demolì numerose parti.
Attualmente la Rocca, in parte di proprietà comunale e visitabile, ha l’aspetto di un lungo parallelepipedo ripartito in tre piani, delimitato agli estremi dai resti di due torrioni. Ciò che rimane oggi è solo un’ala dell’imponente costruzione originaria. Rimangono ben visibili il torrione a Nord-Est, il ponte di accesso e quasi per intero la cinta muraria che racchiudeva il giardino, recentemente restaurato e riportato all’originario ordinato disegno. All’interno è presente un notevole patrimonio di affreschi e decorazioni pittoriche e plastiche opere di Ercole Procaccino ( Angelo e putti), Orazio Samacchini, (Storie di Giove Tonante e di Ercole, 1570) Cesare Baglione (L'allegoria delle quattro stagioni), Sebastiano Galeotti (Apoteosi di Francesco Farnese, 1727) e perlopiù ispirati a temi mitologici. A lato della rocca, unito al corpo dell'edificio, l'oratorio di San Lorenzo, fatto erigere dal duca  Ferdinando di Borbone nel 1795.

Info:
Rocca Sanvitale - Piazza Gramsci - 43038 Sala Baganza (PR) – I
Tel.: +39 0521/331342 -
Fax: +39 0521/336429
E-mail: [email protected]