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Ciccitielli

  • 35 ′
  • Media
  • Dolci e Frutta
Delle golosissime frittelle ricoperte di miele che si preparano tradizionalmente per Natale in Calabria.

Ingredienti:

  • 1 kg di farina
  • 10 uova
  • 150 g di zucchero
  • 150 g di burro
  • 2 Bicchierini di liquore a base di anice
  • 10 oz di miele
  • mezzo Bicchiere d'acqua
  • una Bustina di lievito
  • olio per friggere q.b.
  • un Pizzico di sale

Preparazione:

In un capace recipiente versate sette uova intere e tre tuorli, lo zucchero, il burro, l’anice e un pizzico di sale. Mescolate bene il tutto e aggiungete il lievito e pian piano la farina versandola a pioggia, lavorando l’impasto fino a quando non risulterà liscio e compatto.

Lasciate quindi riposare la pasta per un’ora al coperto.

Stendete quindi la pasta in una sfoglia spessa un centimetro e da questa ricavate stelline, cerchietti, bastoncini o le forme che più preferite.

Friggete quindi i ciccitielli pochi per volta in una padella piena di olio bollente facendo in modo che questo li ricopra totalmente. Quando risulteranno dorati, scolateli con un mestolo forato e adagiateli su un piatto ricoperto di carta assorbente.

Una volta che avrete fritto tutti i ciccitielli, in una pentola fate sciogliere il miele con mezzo bicchiere d’acqua lasciandolo sobbollire per dieci minuti.

Togliete quindi la pentola dal fuoco, immergetevi i ciccitielli, mescolate delicatamente, quindi adagiateli su un piatto e serviteli subito o anche a temperatura ambiente.

Storie nel piatto

I semi della pianta dell’anice sono utilizzati sin dall’antichità per fini sia medici che gastronomici e, in particolar modo per la produzione di bevande.
Originaria del Medio Oriente, la pianta dell’anice veniva coltivata in Iran già tremila anni fa, mentre diverse testimonianze storiche ne attestano la coltivazione qualche secolo dopo in tutta l’area mediorientale ed in particolare nell’Antico Egitto.
Presta questa pianta giunse anche nell’Antica Grecia e successivamente a Roma, dove veniva utilizzata in campo gastronomico per aromatizzare i piatti a base di carne, per preparare un antico dolce rituale antenato delle odierne torte nuziali e per aromatizzare il vino conferendogli un aroma unico.
Gli antichi romani ritenevano per altro, come testimonia Dioscoride, che l’anice possedesse incredibili virtù afrodisiache e che fosse in grado di risvegliare l’ardore amoroso in qualunque uomo.
Nel resto dell’Europa, invece, l’anice si diffuse soltanto in epoca medievale, in particolare in Inghilterra, Germania e Francia, anche grazie al suo utilizzo all’interno dei monasteri per la produzione di liquori digestivi.
Mentre in Sicilia, nello stesso periodo, gli Arabi introdussero l’usanza di bere acqua e anice serviti con ghiaccio che poi si diffuse in tutta Italia.
Dopo un periodo di relativo disuso, le bevande al gusto di anice tornarono di moda nel secolo scorso nel mondo bohèmien sotto forma di superalcolici che, anche a causa della loro proibizione, acquisirono rapidamente un’aura quasi “mitica”, tanto da essere più volte citate da autori famosi, tra i quali D’Annunzio e Pasolini.

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