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Grigliata di Carne

  • 8 h e 30 ′
  • Media
  • Secondi piatti
Ecco svelati i segreti per una esclusiva grigliata!

Ingredienti: Per 4 persone

  • 500 g di costine di maiale
  • 200 g di salsiccia di maiale fresca
  • 150 g di petto di tacchino
  • 1 pollo
  • 150 g di pancetta in una fetta unica
  • 1 peperone rosso
  • 1 cipolla
  • 10 oz di costolette di agnello
  • 7 cl d'olio extravergine di oliva
  • 5 cl d'Aceto balsamico tradizionale di Modena affinato
  • succo di 1 limone
  • 3 Spicchi d'aglio
  • 3 Rametti di rosmarino

Preparazione:

Ponete le costolette di agnello a marinare per 8 ore  in una ciotola di ceramica o di vetro, facendo in modo che siano totalmente sommerse in una soluzione preparata con l’aceto balsamico di Modena, l’aglio e il rosmarino.

Aprite il galletto a metà dalla parte della schiena e conditelo con 40 gr di Olio Extra Vergine d’oliva, succo di limone, il rosmarino e l’aglio e lasciatelo marinare per 8 ore.

Allo stesso modo, dopo aver tagliato la polpa di tacchino, la salsiccia, la pancetta, i peperoni  privati dei semi e la cipolla a cubetti di circa 3 cm, adagiate il tutto in un recipiente con 30 gr d’olio extra vergine d’oliva e il rosmarino e lasciate riposare il tutto per 8 ore. Passato il tempo necessario, infilzate la carne e le verdure con spiedini di legno o metallo, alternando i diversi tipi di carne.

Le costine di maiale invece, insaporitele solo con l’aglio e il rosmarino.
Accendete il fuoco, ponetevi sopra la griglia e, quando sarà ben infuocata, adagiatevi la carne e lasciatela cuocere, rigirandola solo una volta, almeno fino a quando e non avrà preso integralmente colore, o qualche minuto in più a seconda dei gusti.

Ricordatevi di salare la carne solo a fine cottura.

Storie nel piatto

L’esposizione degli alimenti a diretto contatto con il fuoco è quasi sicuramente stato il primo metodo di cottura utilizzato dall’uomo. Ed è forse proprio per questo che, nel tempo, la cottura della carne a fuoco vivo è rimasta un rito dal sapore ancestrale che ancora oggi viene considerato quasi un atto virile.
Ma se ai giorni nostri la cottura alla brace è ormai un semplice hobby riservato ai week-end e alle scampagnate, un tempo era il metodo di cottura più diffuso e apprezzato.
Se già gli antichi romani, infatti, ritenevano che la cottura arrosto fosse la più indicata per la carne, nel Medioevo questa acquisì un significato fortemente simbolico.
La lessatura, infatti, era solitamente il metodo di cottura utilizzato dalle famiglie appartenenti ai ceti più poveri che spesso si cibavano di carni salate e che non potevano disperdere il prezioso grasso durante la cottura.
La cottura allo spiedo sul fuoco vivo, invece, era prerogativa delle classi nobiliari che non solo potevano cibarsi della carne cotta in questo modo, ma ne avevano quasi anche il dovere per affermare il loro privilegio sociale.
A tal proposito è estremamente significativa la testimonianza riportata da Eginardo, il biografo di Carlo Magno, che narra di come nei suoi ultimi anni di vita all’imperatore fosse stato proibito di mangiare carni arrostite a causa della gotta e di come questo si rifiutasse di passare ai lessi, probabilmente per non dare l’idea di una perdita di status e virilità.

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