Rosa di Parma

Uno dei piatti simbolo di Parma. Tra lambrusco, parmigiano e prosciutto di Parma, gustandolo assaporerete tutti i sapori della città emiliana.

  • Tempi

    45 minuti

  • Difficoltà

    Media

  • Portata

    Secondi piatti

  • Regione Italiana

    Emilia-Romagna

Ingredienti

per 4 persone

  • 600 g di filetto di manzo
  • 50 g di Parmigiano Reggiano a scaglie
  • 6 fette di Prosciutto di Parma
  • 3 spicchi d'aglio
  • un rametto di rosmarino
  • 75 cl di Lambrusco
  • 25 cl di Marsala
  • 100 g di panna
  • 1 dl d'olio d'oliva
  • 25 g di burro
  • sale e pepe q.b.

Preparazione

25 minuti per la preparazione + 20 minuti per la cottura

Aprite il filetto a libro, cioè apritelo con un taglio trasversale in modo da dargli la forma di un libro aperto, e batterlo con il batticarne. Salatelo ed insaporitelo con il pepe.

Coprite l’interno del filetto con il Prosciutto di Parma a fette molto sottili ed il Parmigiano Reggiano a scaglie, arrotolartelo e legatelo con uno spago per alimenti o una rete da cucina in modo che non si apra durante la cottura.

Su un fuoco di media intensità ponete una padella con l'olio extravergine d’oliva e il burro e, quando quest’ultimo si sarà sciolto, aggiungete l’aglio e il rosmarino tritati e, appena l’aglio risulterà dorato, unitevi il filetto e fatelo rosolare da tutti i lati facendogli prendere bene colore. Aggiungete quindi il vino Lambrusco ed il Marsala e portate a cottura in 20 minuti.

Togliete quindi il filetto dalla casseruola. Versate nel fondo di cottura la panna, alzate la fiamma e fate restringere la salsa per qualche minuto fino a quando non diventerà un po’ più densa.

Regolatela di sale e pepe a piacere.
Slegate il filetto, tagliatelo a fette e servitelo coperto dalla sua salsa.

Storie nel piatto

Il Lambrusco è un vino rosso frizzante, caratterizzato da un grado alcolico non elevato e da un colore rosso rubino.
Tra i simboli dell’Emilia, questo vino ha probabilmente origine da un vitigno selvatico, come dimostrato dal suo nome (dal latino labrum, margine, e ruscum, pianta spontanea).
Di origini antichissima, oltre duemila anni fa, come attestato dal fatto che sia Virgilio che Catone ne parlano nei loro testi, pare che il Lambrusco fosse molto apprezzato nell’Antica Roma.
E, anche se non abbiamo notizie precise riguardo l’inizio della coltivazione sistematica della vitis lambrusca, nel III secolo dopo Cristo Strabone afferma che nella zone dell’odierna Emilia esistevano botti contenenti Lambrusco più grandi delle case, dato che fa pensare ad una coltivazione sistematica di questo vitigno già a quei tempi.
Al tipico vino frizzante emiliano è legata una storia molto curiosa ambientata nel medioevo. Pare infatti che nel 1084 la Contessa Matilde di Canossa riuscì a rompere l’assedio che le truppe dell’imperatore Enrico V stavano operando nei confronti della torre di Sorbara, proprio grazie al Lambrusco che veniva coltivato in quella zona. L’assedio si svolgeva, infatti, nei caldi giorni di Luglio e, vuole la leggenda, che, accaldati, i soldati imperiali per dissetarsi iniziarono a bere il Lambrusco che trovavano nelle case della zona, e che, una volta assaggiatolo, non riuscirono a resistere alla tentazione di ingurgitarne quantità tali da ubriacarsi, mettendosi così da soli fuori combattimento e consentendo alle truppe della Contessa di rompere l’assedio.

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