Stoccafisso con il pomodoro alla Triestina

Bacalà in rosso a la Triestina

Una ricetta poco elaborata che valorizza alla perfezione il sapore dello stoccafisso.

Ingredienti

per 4 persone

  • 1 dl d'olio d'oliva
  • 800 g di stoccafisso
  • acqua q.b.
  • 600 g di pomodori
  • 2 spicchi d'aglio
  • sale e pepe q.b.
  • 1 foglia di alloro

Preparazione

20 minuti per la preparazione + 2 ore per la cottura

Lasciate lo stoccafisso totalmente immerso in una ciotola piena d’acqua per 24 ore.

Quindi scolatelo sciaquatelo passandolo sotto un getto d’acqua corrente, rimuovete tutte le lische e la pelle e tagliatelo a pezzi di 8 cm.

Portate a bollore una pentola piena d’acqua, quindi immergetevi i pomodori per 20 secondi, scolateli immediatamente e, dopo averli fatti intiepidire, pelateli, privateli dei semi e tritateli con un coltello.

Ponete su un fuoco di media intensità una pentola adatta alla cottura in forno con 6 cucchiai d’olio e, appena questo sarà caldo, unitevi lo stoccafisso.

Salate e fate cuocere con il coperchio a fuoco moderato, aggiungendo qualche cucchiaio d’acqua durante la cottura se lo stoccafisso dovesse seccarsi troppo o iniziare ad attaccarsi alla pentola.

Dopo circa un'ora, aggiungete i pomodori, i due spicchi d’aglio pelati e schiacciati con la lama di un coltello, una foglia d’alloro, del pepe macinato e il rimanente olio.

Mescolate, e versate una quantità d’acqua sufficiente a ricoprire lo stoccafisso a filo. Portate nuovamente ad ebollizione, quindi ponete immediatamente la pentola nel forno già caldo e lasciate cuocere con il coperchio per un’altra ora a 180° C.

Levate dal forno e servite caldo, eventualmente accompagnato da polenta.

Storie nel piatto

Nonostante lo stoccafisso, ovvero il merluzzo essiccato, sia un prodotto tipico dei paesi scandinavi, è da secoli ormai diventato uno degli ingredienti più tipici delle gastronomie del Sud e del Nord-Est dell’Italia.
L’uso di importare lo stoccafisso in Italia risale infatti addirittura al XV secolo quando un navigatore veneziano di nome Pietro Querini naufragò con la sua nave andando a finire sull’isola norvegese di Rost.
In seguito al naufragio, infatti, il capitano e il suo equipaggio vennero a contatto con gli abitanti dell’isola che gli offrirono per cibo il merluzzo che avevano l’abitudine di far essiccare al sole ed al vento in modo da poterlo conservare a lungo. Conquistato dalla bontà del prodotto e dalla sua praticità, quando, dopo 8 mesi, Querini riuscì a tornare a Venezia decise di portare con sé gli stoccafissi ed inaugurò così una lunghissima tradizione di commercio tra la Norvegia e l’Italia.
Ancora oggi, infatti, il 90% dello stoccafisso prodotto nell’arcipelago di Loften, la più importante zona di produzione al mondo, viene importato nel Bel Paese.

Lo sapevate che...

in alcune zone d’Italia lo stoccafisso prende il nome di baccalà? Nella maggior parte d’Italia, infatti, lo stoccafisso è il merluzzo essiccato, mentre il baccalà è quello conservato sotto sale. Nella zona del Triveneto, però, il merluzzo essiccato viene chiamato “baccalà” e questo può generare una certa confusione nella preparazione delle ricette tipiche della zona.

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