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Spezzatino di vitello con patate

  • 1 h e 5 ′
  • Bassa
  • Secondi piatti
Tenera carne e succulente patate danno vita ad una ricetta tradizionale italiana particolarmente adatta al periodo autunnale.

Ingredienti: Per 4 persone

  • 800 g di polpa di vitello
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 80 g di passata di pomodoro
  • 1 dl di vino bianco
  • 4 patate
  • 50 g di burro
  • 3 cl d'olio
  • sale e pepe q.b.
  • 60 g di farina

Preparazione:

Su un fuoco di media intensità ponete una pentola con l'olio extravergine d’oliva e il burro e, quando quest’ultimo si sarà sciolto, aggiungete cipolla e carota tagliate finissime.

Appena la cipolla risulterà dorata, aggiungete la carne tagliata a dadi e leggermente infarinata.

Fatela dorare su tutti i lati, quindi aggiungete il vino bianco, la conserva di pomodoro, il sale e il pepe e mescolate.

Quando la salsa risulterà densa e il liquido sarà stato assorbito, aggiungete le patate pelate e tagliate a pezzi.

Versate una quantità d’acqua sufficiente a ricoprire interamente la carne e fate cuocere a pentola scoperta per 45/50 minuti.

Quando la carne e le patate saranno divenute tenere, togliete la pentola dal fuoco e servite lo spezzatino caldo.

Storie nel piatto

La pianta della patata è originaria del Sud America, più precisamente dell’area degli odierni Cile e Perù.
Coltivata da più di quattromila anni, è stata portata in Europa per la prima volta nel sedicesimo secolo dal navigatore spagnolo Pizzarro.
Nonostante le patate siano un alimento sano ed economico che ben si adatta alle più diverse preparazioni, vennero accolte dagli abitanti del Vecchio Continente con estrema confidenza, poiché inizialmente, tentando di mangiare i frutti e le foglie della pianta della patata, ne rimasero avvelenati e per questo motivo si diffuse la convinzione che fossero un cibo velenoso.
A nulla valsero gli innumerevoli sforzi di studiosi e conoscitori del tubero, come ad esempio i padri Carmelitani Scalzi che l’introdussero in Italia dall’America spiegando come cibarsene, poiché per secoli rimase diffusa la convinzione in quasi tutta Europa, che le patate fossero velenose.
Fu solo grazie al famoso agronomo francese Parmentier, che scoprì le virtù alimentari delle patate durante la sua prigionia nella Guerra dei Sette anni, che questi versatili tuberi iniziarono a diffondersi tra il popolo.
Dopo aver provato a convincere la popolazione della sua commestibilità scrivendo lunghe pagine a riguardo, Parmentier, resosi infatti conto di quanto fosse radicata la convinzione nei popolani francesi che i nobili stessero tentando di avvelenarli con le patate, decise di ricorrere ad un geniale stratagemma.
Acquistò così, con i fondi di Luigi XVI Re di Francia, un appezzamento di terreno coltivabile nei pressi di Parigi e vi piantò esclusivamente i tuberi.
Giunto il momento della raccolta, lo fece circondare da un’altra recinzione e lo mise sotto la sorveglianza di diverse guardie per dare l’impressione che vi fosse coltivato un cibo estremamente prezioso e riservato soltanto ai nobili.
Dopo essersi assicurato che la notizia della coltivazione si fosse diffusa in città, una notte Parmentier ordinò alle guardie di abbandonare la postazione e di lasciare libero il campo ai ladruncoli che, puntualmente, arrivarono nel giro di poche ore e fecero razzia dell’intero raccolto.
Nei giorni seguenti i tuberi vennero rivenduti dalle bancarelle della città come un cibo da Re sottrattogli esattamente sotto il naso e perciò ottimo da mangiare. Vennero così vinti i pregiudizi e Parmentier raggiunse il suo scopo.

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