Ciliegia di Vignola (MO)
In Italia si producono circa 150.000 quintali di ciliegie di 150 differenti varietà
La storia
In Italia si producono circa 150.000 quintali di ciliegie di 150 differenti varietà. Solo una ventina sono, però, le eccellenze e fra queste il primo posto spetta al comune modenese di Vignola dove si coltivano ciliegie di particolare pregio di più varietà (durone, mora, …), destinate tanto al consumo quanto alla conservazione e alla trasformazione.
La zona di coltivazione si estende per circa mille ettari tra le province di Modena e Bologna e comprende, oltre a Vignola, 28 comuni delle zone pedecollinari.
I frutti del ciliegio dolce maturano a primavera inoltrata; la raccolta si protrae da fine maggio a tutto giugno. Frutti golosi e ricchi di buone proprietà nutrizionali, la loro polpa è, infatti, ricca di sali minerali come il potassio, il calcio, il ferro; con un buon contenuto di vitamina A e C, risultano essere diuretiche, rinfrescanti, astringenti.
Ciliegia di Vignola (MO)
La raccolta viene effettuata a mano e la disposizione sapiente in cassette e cesti ha regole precise, che consentono ai frutti di non rovinarsi durante il trasporto.
Si utilizzano fresche ma anche in numerose preparazioni: marmellate, confetture, sciroppi, come aggiunta a yogurt e latte, candite, sotto spirito… Vengono usate anche in liquoreria per la preparazione dello cherry-brandy.
San Girolamo narra che il Ciliegio, originario dell’Asia, sia stato portato a Roma nel 68 a.C. da Lucullo che rientrava in Patria dalla città di Cerasonte.
La coltura ebbe una diffusione limitata e sarebbe quasi scomparsa in epoca medievale, se i monaci non l’avessero tramandata fino a noi, grazie alla pace dei loro orti.
Testi sulla tecnica di coltivazione, concimazione e potatura del ciliegio cominciano ad apparire solo dal XVI secolo; l’albero suscita interesse non solo per i frutti, in virtù della buona qualità del suo legname, utilizzato, oltre che in ebanisteria, anche per realizzare strumenti musicali quali i flauti e le canne d’organo.
Per tutto l’Ottocento il consumo delle ciliegie ebbe una diffusione di nicchia, riservata alle classi più abbienti. Il territorio di Vignola, tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento, vantava la coltivazione intensiva del gelso, legata alla bachicoltura; ma il crollo del prezzo della seta, dovuto alla concorrenza internazionale, spinse l’economia verso altri tipi di coltivazione e la frutticoltura prese piede sostituendo i gelsi. Il ciliegio, in particolare, conobbe la sua rivincita, fino a divenire la coltura predominante di queste zone.
Alle sue ciliegie Vignola dedica due importanti feste. La prima, in Aprile è la “Festa dei Ciliegi in Fiore”, per tre settimane, con sfilata di carri allegorici. All’inizio di Giugno “Vignola: è tempo di Ciliegie”, manifestazione culturale e gastronomica con mercato delle ciliegie e stand gastronomici con piatti a base di ciliegie: dai risotti alle marmellate, dai gelati ai liquori.
In biblioteca
D. LUCCARINI, La ciliegia di Vignola, in Itinerari della tavola in Emilia Romagna, Bologna, Inchiostroblu, 1998, pp. 218–224.
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