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Brasato di manzo al Barolo

  • 3 h
  • Media
  • Secondi piatti
Il barolo conferisce alla carne un aroma unico, dando vita ad uno dei secondi piatti italiani più famosi nel mondo.

Ingredienti: Per 8 persone

  • 1,5 kg di polpa di spalla di manzo
  • una Bottiglia di Barolo
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • una Costa di sedano
  • 2 foglie di alloro
  • un Rametto di rosmarino
  • 5 grani di pepe nero
  • 1 ½ oz di burro
  • fecola di patate q.b.
  • 2 Spicchi d'aglio
  • sale q.b.

Preparazione:

Adagiate la carne di manzo in un contenitore abbastanza capiente e versatevi sopra una bottiglia intera di Barolo.
Aggiungete la cipolla e la carota pulite e affettate, una costa di sedano tagliato a pezzetti, due foglie di alloro e qualche granello di pepe nero.

Lasciate insaporire la carne nella marinata per 24 ore, girandola solo 3 o 4 volte.
Trascorso il tempo necessario, togliete la carne dal liquido della marinatura ed asciugatela, quindi legatela con uno spago da cucina in modo che mantenga la forma.

Mettete sul fuoco una pentola larga e bassa con il burro e, appena questo si sarà sciolto, unitevi l’aglio pelato e il rosmarino. Dopo un minuto unitevi la carne e fatele prendere colore uniformemente, rigirandola su tutti i suoi lati.

Nel frattempo, con un colino, filtrate il vino precedentemente utilizzato per marinare la carne, in modo da rimuovere gli aromi e le verdure.

Condite quindi la carne, ben rosolata, con un pizzico di sale e continuate la cottura bagnandola a più riprese con il vino della marinata. Coprite quindi la pentola e lasciate cuocere il tutto a fuoco moderato. Con l’aiuto di un mestolino rimuovete il più possibile il grasso dal sugo, quindi fatelo addensare versandovi qualche cucchiaio di fecola sciolta in qualche goccio d’acqua.

Quando, dopo un paio d’ore, la carne sarà cotta, rimuovete delicatamente lo spago e adagiatela nel piatto di portata.
Tagliate delicatamente il brasato a fette e versatevi sopra il fondo di cottura.

Se volete, potete servire il brasato accompagnandolo con puré di patate o con polenta.

Storie nel piatto

La leggenda vuole che il pepe, sia stato portato in Europa quasi duemilacinquecento anni fa da Alessandro Magno in seguito alla sua vittoriosa campagna in Oriente.
Che questo sia vero o meno, non vi è alcun dubbio che questa spezia si originaria della regione indiana del Malabar e che dopo essere stata introdotta in Egitto oltre tremila anni fa, venne importata effettivamente in Europa ai tempi del grande condottiero macedone.
Inizialmente però, il pepe nero venne adoperato quasi esclusivamente in campo medicinale tanto che il grande medico greco Galeno sosteneva avesse proprietà digestive e analgesiche.
Fu infatti soltanto a Roma, in età imperiale, che si diffuse l’uso gastronomico del pepe, tanto che, a dispetto della sua rarità, divenne rapidamente uno degli ingredienti più apprezzati della cucina del tempo, tanto che il famoso cuoco latino Apicio lo includeva in quasi tutte le sue ricette.
Da quel momento in poi, per secoli, il pepe, sia grazie alla sua alta conservabilità che a causa delle difficoltà di approvvigionamento, divenne incredibilmente prezioso, al punto da essere utilizzato, in alcuni casi, come merce di scambio al posto dell’oro.
A controprova di quanto al tempo questa spezia fosse ritenuta di valore vi è il fatto, riportato dai cronisti del tempo che nel V secolo Alarico, re dei Visigoti, per rinunciare a conquistare Roma, pretese, assieme all’oro e ad altri beni, anche un ingente quantitativo di pepe.

Lo sapevate che...

Contrariamente a quanto si pensa il pepe nero, il pepe bianco e il pepe verde non sono i prodotti di piante diverse, bensì i semi dei frutti della medesima pianta, trattati in modi differenti?

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