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Patate al tartufo

  • 45 ′
  • Bassa
  • Contorni
Un contorno semplice, ma pregiato, ideale per esaltare il profumo del tartufo.

Ingredienti: Per 4 persone

  • 400 g di patate
  • 40 g di burro
  • sale e pepe q.b.
  • tartufo nero q.b.
  • succo di ½ limone
  • Grana Padano grattugiato

Preparazione:

Mettete le patate in una pentola piena d’acqua fredda salata e, dal momento in cui l’acqua inizierà a bollire, fatele cuocere per 15 o 20 minuti circa. Scolate quindi le patate, fatele intiepidire leggermente, sbucciatele e tagliatele in fette di 3-4 mm circa di spessore.

Ponete quindi il burro in un tegame piuttosto capiente su un fuoco di media intensità e, appena si sarà sciolto, unitevi le patate, lasciandole cuocere, rigirandole delicatamente, fino a quando non risulteranno ben dorate.

Togliete quindi le patate dal fuoco, guarnitele con tartufo bianco tagliuzzato o grattugiato con l’apposito strumento, insaporitele con sale, pepe e una manciata di formaggio grattugiato e condite con qualche goccia di succo di limone.

Servite le patate al tartufo tiepide.

Storie nel piatto

Il tartufo è probabilmente il fungo più prezioso al mondo e sin da tempi antichissimi, oltre quattromila anni fa, presso gli egiziani, è considerato una pietanza prelibata.
Nell’antica Grecia, ad esempio, era considerato un cibo d’origine divina, frutto dell’incrocio della pioggia con il tuono. A testimonianza dell’apprezzamento nei confronti di questi funghi, al tempo probabilmente meno aromatici di quelli odierni, ci è pervenuta notizia di una sorta di concorso gastronomico organizzato più di mille anni fa nella città di Atene, nel quale il primo premio venne vinto da un timballo ripieno con diversi alimenti e guarnito con tartufo.
Anche i Romani ne andavano molto ghiotti tanto che Plinio le annoverava tra le piante prodigiose ed Apicio, il più grande cuoco dell’antichità, ci ha lasciato diverse ricette a base di questo prezioso fungo.
Se nel Medioevo i tartufi ebbero poca fortuna, venendo quasi ignorati, fu nel Rinascimento, nella seconda metà del quindicesimo secolo, che i tartufi raggiunsero la loro massima notorietà.
Cominciò a capeggiare sulle mense più importanti d’Europa, come quella del Re di Francia, dove venne importato per la prima volta da Caterina de’ Medici. E nel giro di poco tempo i tartufi divennero famosi per le loro virtù afrodisiache e per questo ancora più apprezzati nelle corti del tempo.
Divennero, ad esempio, una presenza ricorrente alla tavola di Luigi XVI e a quella di Napoleone da cui venivano utilizzati, assieme a donne affascinanti, per addolcire i commensali con i quali avrebbe dovuto intrattenere trattative diplomatiche.

Lo sapevate che...

Contrariamente a quanto da molti creduto, il tartufo non è un tubero? L’equivoco deriva dal fatto che i tartufi appartengono al genere Tuber che racchiude diverse specie di funghi ipogei.

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