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Bavette all'aragosta

  • 30 ′
  • Media
  • Primi piatti

Ingredienti: Per 4 persone

  • 400 g di bavette
  • 500 g d'aragosta
  • 30 g di burro
  • 150 g di panna
  • un Cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 dl di Brandy
  • 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • ½ cipolla
  • sale e pepe q.b.

Preparazione:

Su un fuoco di media intensità ponete una padella larga con il burro e, appena questo si sarà sciolto, unitevi la cipolla tritata finemente.

Quando la cipolla avrà preso colore, alzate la fiamma e adagiate nella padella le aragoste tagliate per metà nel senso longitudinale. Fatele rosolare per un paio di minuti, bagnatele con il brandy e, quando questo sarà evaporato, abbassate la fiamma e regolate con sale e pepe. Aggiungete quindi il concentrato di pomodoro e la panna e portate a completamento la cottura in 8-10 minuti.

Una volta pronta la salsa, aiutandovi con una forchetta, estraete la polpa delle aragoste dal carapace e tagliatela in pezzi piuttosto grandi per poi rimetterla nella salsa.

Nel frattempo cucinate la pasta in abbondante acqua bollente e salata e, una volta trascorso il tempo di cottura indicato sulla confezione, scolatela, conditela con la salsa precedentemente preparata e servitela immediatamente.

Storie nel piatto

Molto apprezzati già degli antichi patrizi romani, un tempo le aragoste erano ritenute simbolo di resurrezione e rinascita a causa della convinzione, riportata dal famoso naturalista Plinio, che questi crostacei compissero una sorta di muta in primavera, sostituendo il vecchio guscio con uno nuovo.
Al di là della loro simbologia, comunque, tutti i crostacei, ma in particolar modo le aragoste, erano considerate al tempo, proprio come oggi, un cibo particolarmente prezioso adatto ai più raffinati buongustai dell’epoca.
A dimostrazione della passione che suscitavano questi animali, narra una cronaca del tempo che Apicio, famoso gastronomo latino particolarmente goloso di questi animali, si spinse addirittura fino alle coste della Libia con una nave appositamente allestita per poter gustare gli esemplari di aragosta che lì si diceva crescessero in modo straordinario. Una volta giunto sul posto, però, avendo constatato che in quei luoghi le aragoste autoctone non differivano sotto alcun aspetto a quelle vendute a Roma, ordinò all’equipaggio di tornare immediatamente a Roma senza neanche sbarcare.

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