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Seppioline su letto di polenta con salsa al nero

  • 1 h e 5 ′
  • Bassa
  • Secondi piatti
Un piatto elegante e dai sapori contrastanti in cui s’incontrano elementi tipici della cucina marinara e contadina.

Ingredienti: Per 4 persone

  • 600 g di seppioline
  • 250 g di pomodori freschi
  • 7 cl d'olio extravergine di oliva
  • un Ciuffo di prezzemolo
  • uno Spicchio d'aglio
  • 4 g di nero di seppia
  • 1 dl di vino bianco
  • un Pizzico di sale
  • 250 g di farina di mais
  • un litro d'acqua
  • sale q.b.

Preparazione:

Passaggio 1

Pulite le seppioline privandole dell’osso e delle interiora, tenendo da parte le vescichette con il nero.
Ponete una padella su un fuoco di media intensità con l’olio e, appena questo sarà caldo, l’aglio pelato e tagliato a metà e le seppioline.

Seppioline su letto di polenta con salsa al nero - passaggio 1

Passaggio 2

Fate cuocere mescolando per 1 minuto quindi bagnate con il vino bianco e, quando questo sarà evaporato, aggiustate di sale e di pepe, mescolate e aggiungete i pomodori tagliati a pezzetti, lasciando cuocere per 3 minuti circa. Unite quindi il prezzemolo tritato e un paio di vescichette delle seppioline contenenti il nero, mescolate e togliete dal fuoco.

Seppioline su letto di polenta con salsa al nero - passaggio 2

Seppioline su letto di polenta con salsa al nero - passaggio 3

Seppioline su letto di polenta con salsa al nero - passaggio 4

Passaggio 3

Ponete una pentola con l’acqua su un fuoco vivace, salatela e, quando comincerà a bollire, versatevi la farina di mais versandola a pioggia con una mano mentre con l’altra mescolate con un cucchiaio di legno in modo che non si formino nodi. Fate quindi cuocere la polenta continuando a mescolare frequentemente per 45 minuti.

Passaggio 4

Una volta pronta, versate la polenta ancora morbida, sul piatto di portata e adagiatevi al centro le seppioline e la loro salsa al nero.

Servite subito.

Seppioline su letto di polenta con salsa al nero - passaggio 5

Lo Chef consiglia

Il nero all’interno della salsa deve essere aggiunto a fine cottura poiché tende a rapprendersi quando è esposto al calore.

Storie nel piatto

La polenta è una pietanza dalle origini molto antiche. Se quella di mais, infatti, si è diffusa in Europa soltanto verso la fine del XVII secolo, già nella preistoria, probabilmente, l’abitudine di cuocere degli intingoli a base d’acqua e cereali pestati era piuttosto diffusa.
Ai tempi dell’Antica Roma, poi, le “puls”, delle pappette a base di farro o fave, erano molto comuni e venivano utilizzate già allora per accompagnare carni e formaggi, proprio allo stesso modo in cui viene servita la polenta ai nostri giorni.
Fu nel Medioevo, probabilmente, che queste preparazioni cominciarono ad essere associate all’alimentazione  delle genti più povere, tanto che in diversi documenti si parla di polente a base di castagne, d’orzo o di miglio che venivano servite come elemosina ai poveri delle comunità.
Curiosamente, invece, quando la polenta di mais iniziò a diffondersi, come detto, nel XVII secolo, inizialmente venne considerata una pietanza esotica degna delle tavole più ricche. Bastarono però pochissimi anni per renderla la pietanza diffusissima che di lì a poco sarebbe diventata il cibo simbolo dei contadini dell’Italia settentrionale.

Lo sapevate che...

Le seppie ripiene erano già conosciute e apprezzate nella cucina dell’antica Roma? Una loro ricetta, infatti, è presente nel IX libro del De re coquinaria di Apicio, il testo gastronomico latino più importante che ci sia pervenuto.

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