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Trota alla piemontese

  • 35 ′
  • Bassa
  • Secondi piatti
Adagiati su un letto di verdure, dei delicati filetti di trota insaporiti dalle più tipiche erbe della tradizione gastronomica italiana.

Ingredienti:

  • 500 g di filetti di trota
  • 40 g d'uva sultanina
  • 60 g di cipolla
  • 60 g di sedano
  • 5 Foglie di salvia
  • uno Spicchio d'aglio
  • un Rametto di rosmarino
  • 3 dl di brodo di pesce
  • 1 cl d'aceto di vino bianco
  • 4 cl d'olio extravergine di oliva
  • farina 00 (doppio zero) q.b.
  • sale e pepe q.b.
  • 4 cl d'olio extravergine di oliva
  • 60 g di sedano
  • 60 g di carote
  • 60 g di zucchini
  • 5 ml d'aceto balsamico
  • timo q.b.
  • coriandolo q.b.

Preparazione:

Passaggio 1

Mettete in padella con dell’olio extravergine d’oliva il sedano, la cipolla, la salvia, il rosmarino, l’aglio, il tutto tritato finemente.

Trota alla piemontese - passaggio 1

Passaggio 2

Adagiate sopra le verdure i filetti di pesce e bagnate con l’aceto.

Trota alla piemontese - passaggio 2

Passaggio 3

Irrorate il pesce con il fumetto, unite l’uva sultanina, fatta precedentemente ammorbidire in acqua tiepida per 15 minuti, regolate di sale e fate cuocere

Trota alla piemontese - passaggio 3

Passaggio 4

Per la guarnizione: mettete in una padella con dell’olio caldo le zucchine, carote e sedano sbucciati e tagliati a listarelle, salate e pepate.

Trota alla piemontese - passaggio 4

Passaggio 5

Bagnate le verdure con l’aceto balsamico, unite il coriandolo e il timo e fate trifolare brevemente a fuoco vivo.

Trota alla piemontese - passaggio 5

Passaggio 6

Le verdure trifolate andranno disposte sul piatto si servizio come letto e i filetti di trota adagiati sopra.

Trota alla piemontese - passaggio 5

Lo Chef consiglia

Se utilizzate una trota intera, sfilettatela come si fa con l’orata privandola completamente delle lische.
Durante la cottura non dovrete mai girare la trota, per evitare che si rompa, mentre le verdure dovranno risultare croccanti, per cui trifolate a fuoco vivo e velocemente.

Storie nel piatto

Il consumo di pesce risale a più di 10.000 anni fa quando alcune popolazioni iniziarono a fabbricare strumenti atti alla cattura dei pesci che si aggiravano intorno alla riva.
D’altronde le testimonianze riguardo la cattura e il consumo di pesce sono variegate e diffuse in tutto il mondo: in particolare popoli di navigatori quali gli egizi, i quali se ne cibavano in grandi quantità, ma anche altri popoli quali gli etruschi, i greci e i romani ne andavano ghiotti e ne apprezzavano l’alta conservabilità in salamoia.
A livello nutritivo i pesci erano ritenuti dalla medicina antica un cibo poco nutriente e proprio per questo nei secoli probabilmente vennero considerati un cibo “di magro” e quindi adatto ad essere consumato nei periodi di astinenza prescritti dalla Chiesa Romana.
Curiosamente, però, i pesci furono considerati fino al XVII secolo un cibo dalle alte proprietà afrodisiache e capace di ravvivare la passione maschile. Questa convinzione, già diffusa ai tempi dell’antica Grecia, affonda probabilmente le sue origini in una leggenda secondo la quale alcuni pesci avrebbero salvato la dea dell’amore, Afrodite, dall’attacco di Tifone, il più pericoloso tra i titani. In seguito al loro decisivo aiuto, quindi i pesci si sarebbero guadagnati l’eterna riconoscenza della dea dell’amore e di suo padre Zeus che, per ricompensarli, gli avrebbe dedicato una costellazione, quella dei pesci, per l’appunto.

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