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Passato di fave

  • 3 h e 15 ′
  • Bassa
  • Primi piatti
Dalla tradizione contadina siciliana un passato di fave dal sapore intenso e vellutato.

Ingredienti: Per 6 persone

  • 1 kg di fave
  • un Mazzetto di finocchio selvatico
  • ½ peperoncino
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • pomodoro
  • zucca
  • pomodoro ciliegina

Preparazione:

La sera precedente, mettete a bagno le fave secche sbucciate.

Al momento di prepararle sciacquatele, mettetele in una pentola, preferibilmente di coccio, e copritele abbondantemente con acqua.

Portatele ad ebollizione su fuoco vivo, quindi dal momento in cui bolle, abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere per circa 3 ore o comunque fino a quando (anche aiutandosi con una paletta) tutte le fave si saranno ridotte ad una crema.

A questo punto unite un mazzetto di finocchietti selvatici tagliati a pezzi e mezzo peperoncino tritato, fate cuocere per altri 10 minuti e togliete dal fuoco.

Se si vuole unire la pasta, diluite il passato con acqua bollente sufficiente per avere una minestra brodosa ma non troppo e appena torna a bollire versatevi la pasta e fatela cuocere per il tempo indicato sulla confezione. Quando pronta, servite direttamente impiattato e condite con olio d’oliva a crudo.

Due varianti di questa ricetta prevedono l'aggiunta di qualche pomodoro maturo oppure la sostituzione dei finocchietti con 150 gr di zucca invernale gialla e pomodorini sbucciati e tagliati a tocchetti.

Storie nel piatto

Il macco, dal verbo tardo-latino “maccare” (ridurre in poltiglia), ha origini antichissime, tanto da essere citato dallo scrittore latino Plinio che lo annovera tra le varie puls, delle pappe a base di legumi o cereali molto consumate dagli antichi Romani.
Questo piatto un tempo costituiva una delle pietanze principali della dieta delle famiglie contadine siciliane che non avevano altro di cui nutrirsi e in occasione dell’equinozio di Primavera se ne preparava una variante, arricchita da altri svariati tipi di legumi, per celebrare la fine delle scorte dell’anno passato e l’arrivo del nuovo raccolto.
Questa ricetta nel tempo si è inserita nelle celebrazioni dedicate a San Giuseppe,  festività molto sentita in alcune zone dell’entroterra siciliano, dove ancora oggi viene celebrata con diversi riti, il più famoso dei quali è quello della Cena di San Giuseppe.
Secondo questa tradizione molto antica, le famiglie che decidono di partecipare alle celebrazioni in onore del Santo, il 19 Marzo offrono il pranzo a tre persone scelte tra le meno abbienti del paese, solitamente un anziano, una ragazza e un bambino, a rappresentare la Sacra Famiglia.
Queste famiglie, la sera del 18 Marzo, allestiscono una mensa apparecchiandola con tovaglie ricamate, adornandola con decorazioni ricchissime ed esponendo le pietanze che offriranno per la Cena del Santo.
Il giorno dopo, i tre prescelti, dopo aver assistito alla Messa dedicata al Santo, si dirigono verso la casa della famiglia da cui sono stati invitati per consumare il sontuoso banchetto a base delle pietanze più tipiche del luogo, tra le quali non può mai mancare il macco di fave.

Lo sapevate che...

anche alcune famiglie di origine siciliana presenti negli Stati Uniti celebrano il rito della cena di San Giuseppe?

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