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Castagnaccio

  • 55 ′
  • Bassa
  • Dolci e Frutta
Un dolce tipico della Toscana, per gustare la bontà delle castagne anche fuori stagione. Da impreziosire con pinoli e rosmarino.

Ingredienti: Per 4 persone

  • 3 cups + 2 tbsp di farina di castagne
  • 30 g di pinoli
  • 3 cl d'olio extravergine di oliva
  • un Pizzico di sale
  • 8 cl d'acqua
  • 75 g d'uva sultanina
  • semi di finocchio q.b.

Preparazione:

Ammollate l'uvetta in acqua calda per una quindicina di minuti, quindi scolatela, strizzatela e asciugatela. Mettete la farina di castagne in una ciotola con un pizzico abbondante di sale, e stemperatela con l'acqua a filo, usando una frusta, fino a ottenere una pastella liscia e semiliquida.

Ungete con una parte dell'olio una tortiera e versatevi il composto. Cospargetelo con l'uvetta e i pinoli, un pizzico di semi di finocchio e il restante olio a filo. Infornate il castagnaccio in forno già caldo, a 180° C, per circa 40 minuti.

Storie nel piatto

La cultura della castagna: Molti autori classici - Omero, Teofrasto, Columella, Strabone, Plinio - ricordano le castagne e la loro versatilità gastronomica, e attestano differenti tecniche per la castanicoltura, a ulteriore conferma della persistenza di pratiche consolidate in questa attività agronomica. Apicio, nel suo De Re Coquinaria, ci lascia la ricetta probabilmente più antica per cucinare le castagne, mentre il grande Virgilio, attraverso le parole del pastore Titiro, suggerisce l'abbinamento di questo alimento (probababilmente a seguito di una lunga bollitura nel latte), con frutta matura e formaggio fresco.
Certamente un pasto semplice, ma completo dal punto di vista nutritivo, a testimonianza del ruolo fondamentale che le castagne hanno sempre ricoperto nella vita quotidiana delle zone segnate da un'economia di sussistenza. Nelle Georgiche, è ancora Virgilio a consigliare l'innesto del castagno sul faggio, per potenziarne la resistenza. Si tratta di un'importante conferma dello stretto legame che, da sempre, unisce uomo e castagno, pianta fortemente addomesticata, modificata e manipolata.
Le varietà si presentano in numero così ingente (a decine per ogni zona considerata) da renderne difficile una classificazione scientifica, anche se solitamente vengono suddivise in due grandi gruppi onnicomprensivi: castagne e marroni. Le prime più piccole, meno pregiate, dalla scorza più dura; i secondi, di calibro superiore, più dolci e dalla scorza più morbida e chiara. Marziale, poeta romano del I secolo d.C., dà testimonianza della maestria dei napoletani nell'arrostire le castagne, a riprova del fatto che non sempre - a dire il vero quasi mai, a meno che non si sia "condannati" a essi - i cibi umili sono privi di gusto o contrassegnati da un cattivo sapore.

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