Sabbioneta

Sulla sponda sinistra del Po, nei dintorni di Mantova – lungo la statale per Parma – si trova Sabbioneta, la “Piccola Atene”, ancor oggi racchiusa dalle sue mura, cittadina voluta e disegnata nella seconda metà del Cinquecento da Vespasiano Gonzaga (1531–1591) inseguendo il sogno della città ideale del Rinascimento.

Vespasiano Gonzaga, artefice di SabbionetaPlan de la ville de Sabbioneta, XVIIII sec.Le mura cinquecentesche di SabbionetaGli edifici monumentali di Sabbioneta oltre la cortina delle mura

La storia

Il primo insediamento – le cui origini risalgono al I secolo a. C. in epoca romana – sorto lungo la direttrice della via Vitelliana, che giungeva a Brescello, sotto i Longobardi venne eretto in contea e il centro fortificato fu sede di un Castrum e soggetto alla potente abbazia benedettina di Leno a cui era stato donato in età carolingia. Nel corso del X secolo Sabbioneta costituì una curtis, dipendente per breve periodo dal vescovo di Parma.
Passata intorno al 1000 ai conti Persico, venne ripetutamente contesa fra Cremona, i Visconti e i Gonzaga, che grazie all'intervento di Gian Francesco, condottiero della Serenissima, la acquisirono definitivamente nel 1426.
La città deve la sua fama a Vespasiano Gonzaga, che ne trasformò l'assetto urbanistico e ne fece un importante centro d'arte e di cultura in area padana.
Nato a Fondi, nel Lazio, nel 1531 da Luigi “Rodomonte” Gonzaga e da Isabella Colonna, Vespasiano fu il fondatore e l'ideatore dell'attuale Sabbioneta, che ricostruì completamente nell'arco di circa trentacinque anni dal 1556 sino alla sua morte avvenuta a Sabbioneta nel 1591.
Condottiero, abile diplomatico ma anche letterato, architetto militare e mecenate, dal ruolo di semplice cadetto riuscì a raggiungere i più alti vertici feudali con l'innalzamento di Sabbioneta in Ducato autonomo nel 1577, grazie alla assoluta fedeltà dimostrata all'Impero Asburgico e, in modo particolare, alla Corona Spagnola che lo nominò Grande di Spagna e poi Viceré di Navarra e successivamente di Valencia prima di insignirlo, nel 1585, del Cavalierato dell'Ordine del Toson d'Oro, le cui insegne gli vennero consegnate dall'amico Ottavio Farnese, Duca di Parma e Piacenza, durante una solenne cerimonia nel Duomo di Parma.
Ottenuto il titolo di città nel 1565, eretta quindi in principato nel 1575 e finalmente in ducato due anni dopo, Sabbioneta decadde progressivamente nel secolo successivo passando nelle mani di diversi signori. Incorporata nel 1708 nel ducato di Guastalla e nel 1746 in quello di Mantova, tra il 1800 e il 1814 entrò nel Regno d’Italia e seguì le sorti dell’impero napoleonico.
Con la Restaurazione fu inglobata nel Lombardo Veneto e dopo la seconda guerra d’indipendenza, nel 1859, entrò a far parte dello Stato Italiano.

 

Sabbioneta - La Galleria degli Antichi e il Palazzo del GiardinoSabbioneta - Il porticato della Galleria degli AntichiSabbioneta - Il Palazzo DucaleSabbioneta - CavalliLa Chiesa dell'Incoronata alle spalle del Palazzo DucaleL'interno del Teatro all'Antica di SabbionetaLa statua di Vespasiano Gonzaga nella chiesa dell'Incoronata

La città

Intorno al 1556 Vespasiano Gonzaga aveva iniziato a trasformare il vecchio borgo medievale di Sabbioneta in una piazzaforte militare, pianificandone il circuito murario e lo sviluppo urbano. L'abitato fu progressivamente demolito e completamente ricostruito in forma di piccola ma proporzionata città ideale, secondo i parametri dell'architettura umanistica. A pianta stellare, interamente cinta da mura, la città è attraversata da una via principale che unisce le uniche due porte ed è intersecata da tranquille strade rettilinee. Due piazze centrali e tra loro prossime accolgono i principali edifici pubblici, per la cui decorazione furono chiamati perlopiù artisti di scuola lombarda ed emiliana, esponenti del gusto estetico tardorinascimentale padano. I lavori di costruzione e abbellimento della città nuova si protrassero fino al 1591, anno della morte di Vespasiano.

La vasta Piazza d'Armi, un tempo racchiusa dall'antica Rocca, oggi distrutta, è delimitata a Nord dalla Galleria degli Antichi, eretta tra il 1584 ed il 1586 e voluta dal Duca per accogliere la ricca collezione d'arte greca e romana (trasferita a Mantova nel 1774) ed internamente affrescata dagli aretini Giovanni e Alessandro Alberti e collaboratori, con finte prospettive, figure allegoriche, panoplie, festoni e stemmi ed unita, con un cavalcavia, al più piccolo Palazzo del Giardino (che prende nome dal giardino all'italiana con tempietti e fontane che lo lambiva) trasformato a partire dal 1578 e ultimato in un decennio, luogo di delizie in cui Vespasiano si ritirava per leggere, studiare e trovare sollievo dagli impegni di governo. Il sobrio aspetto esteriore, cela all'interno una straordinaria ricchezza di stucchi, decorazioni a grottesca ed affreschi, realizzati secondo il preciso programma iconografico basato sulla vasta cultura letteraria di Vespasiano.

Sulla seconda piazza si affacciano la parrocchiale dell'Assunta, a cui Ferdinando Galli Bibbiena nel 1773 aggiunse la cappella del Sacro Cuore, ed il Palazzo Ducale del 1568, residenza di rappresentanza di Vespasiano, con la Galleria degli Antenati dai ventuno ritratti gonzagheschi in stucco, opera di Alberto Cavalli, i soffitti riccamente decorarti e quattro monumentali statue equestri policrome in legno (fra cui lo stesso Vespasiano) databili al 1587.
Alle spalle del Palazzo Ducale, si erge la chiesa della Beata Vergine Incoronata. A pianta ottagonale, fu innalzata nel 1586-88 sull'area della demolita chiesa di San Niccolò, e custodisce per sua espressa volontà testamentaria il mausoleo di Vespasiano, realizzato nel 1592 da Giovan Battista della Porta con rarissimi marmi policromi. Al centro del monumento funebre venne collocata la straordinaria statua in bronzo modellata dall'aretino Leone Leoni nel 1588, voluta in origine dal Duca per adornare la piazza pubblica della cittadina. La struttura interna della chiesa è scandita da otto grandi pilastri tra cui sono disposte otto cappelle su cui corre il matroneo, a sua volta sovrastato da una cupola a otto spicchi interamente decorata da affreschi settecenteschi di artisti locali.
Il gioiello architettonico di Sabbioneta rimane il Teatro all'Antica, costruito a partire dal 1588 ed inaugurato con i festeggiamenti del carnevale nel febbraio 1590. È opera dell’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi (1548–1616) e costituisce il primo esempio in epoca moderna di teatro stabile, appositamente costruito, non vincolato da strutture preesistenti. L’elegante esterno è a due ordini; la fascia marcapiano reca l’iscrizione: “ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET” (Le stesse rovine insegnano quanto grande fosse Roma). L'interno, in legno e stucchi, è disegnato da una gradinata sovrastata da una loggia con le statue degli dei dell'Olimpo e dal palco sopraelevato chiuso da una scena fissa con una prospettiva urbana.

Esperienza davvero unica, la visita a Sabbioneta riporta il viaggiatore a tempi ormai lontani, e consente di percepire, oltre la decadenza, quanto grande fosse il sogno accarezzato per una vita da Vespasiano Gonzaga. Sabbioneta nel 2008 è stata dichiarata, con Mantova, patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

   


Info:
Pro Loco Sabbioneta - Piazza d'Armi, 1 - 46018 Sabbioneta (MN) – I
Tel. – Fax: +39 0375 52039
E-mail: info@sabbioneta.com
Web: www.sabbioneta.org