Agnello di Pasqua

Uno dei piatti più tipici della Pasqua cristiana, accompagnato dalla freschezza dei piselli.
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Livello MASTERY
80 min
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Livello MASTERY
4 Persone
80 min
INGREDIENTI: per 4 persone
  • 1 kg d’agnello (cosciotto e costole)
  • 400 g di piselli freschi molto teneri
  • 1 cipolla
  • 2 uova
  • 50 g di Pecorino grattugiato
  • 1 dl di vino bianco secco
  • 8 cl d’olio extravergine di oliva
  • un Cucchiaio di prezzemolo tritato
  • sale e pepe q.b.
PREPARAZIONE:

Tagliate l’agnello in pezzi di media grandezza, lavatelo e asciugatelo accuratamente.

Mettete un tegame d’acciaio adatto anche alla cottura in forno sul fuoco medio con l’olio.

Quando sarà caldo aggiungete la cipolla tritata e fatela imbiondire leggermente.

Poi aggiungete la carne salata e pepata e fatela rosolare, rimestando spesso. Bagnate con il vino bianco, coprite e mettete in forno già caldo a 180° C per 40 minuti circa.

A questo punto aggiungete i piselli e proseguite la cottura per altri 20 minuti.
Mescolate in una terrina l’uovo, il pecorino e il prezzemolo con un pizzico di sale e pepe.

Quando l’agnello sarà cotto, aggiungete l’uovo e fate rapprendere la salsina sul fuoco prima di servire.

Storie nel piatto

L’agnello è il piatto tipico della tradizione pasquale italiana.
Il suo consumo in quest’occasione è riconducibile già all’Antico Testamento della Bibbia dove al popolo ebraico viene prescritto di mangiare un agnello integro durante il giorno di Pasqua
Per gli Ebrei, infatti, la tradizione di mangiare l’agnello a Pasqua ricorda il sacrificio offerto al Dio d’Israele dal suo popolo prima di abbandonare l’Egitto.
La sera prima dell’Esodo, infatti, Mosè ordino al suo popolo di sacrificare un agnello, di intingere le porte delle proprie abitazioni con il suo sangue e di arrostirlo e mangiarlo con pane azzimo.
Questa tradizione è stata tramandata anche nella Pasqua cristiana quando, però, l’agnello diventa il simbolo del sacrificio di Gesù Cristo per la salvezza dell’umanità e diviene quindi simbolo di un sacrificio compiuto da Dio per l’umanità e non viceversa come nella tradizione ebraica.

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