Arancini di riso

In questa ricetta tipica siciliana il riso e il sugo di carne si fondono in un abbraccio che dà vita ad un sapore unico ed irresistibile.
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Livello MASTERY
35 min
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Livello MASTERY
4 Persone
35 min
INGREDIENTI: per 4 persone
  • 380 g di riso
  • 200 g di pane grattugiato
  • 4 uova
  • 50 g di burro
  • 80 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • sale e pepe q.b.
  • farina 00 (doppio zero) q.b.
  • 1 uovo per l’impanatura
PREPARAZIONE:

Fate lessare i piselli sgranati in poca acqua leggermente salata. Sbattete con l’apposita frusta, in una capiente ciotola le quattro uova intere e tenetele in fresco.

In una casseruola portate ad ebollizione un litro d’acqua.

Quando comincia a bollire aggiungete una presa di sale grosso, quindi versate nell’acqua salata il riso e fatelo cuocere a fuoco moderato (solitamente sono necessari circa 15 minuti), mescolando continuamente finché avrà assorbito tutta l’acqua.

A questo punto togliete il riso dal fuoco e incorporatevi rapidamente le 4 uova sbattute, il burro e il Parmigiano Reggiano grattugiato.

Per fare il ripieno, tritate la cipolla. Mettete l’olio in un largo tegame e collocatelo sul fuoco medio; aggiungete la cipolla e fatela appassire, cioè fatela leggermente ammorbidire. Aggiungete la carne e fatela rosolare.

Aggiungete ora il concentrato di pomodoro e il vino e fateli evaporare. Versatevi anche un goccio d’acqua calda, un pizzico di sale e una spolverata di pepe. Fate cuocere per 20/30 minuti a fuoco basso e poi fate raffreddare.

Unite i pisellini lessati, lo zafferano, il formaggio tagliato a cubetti e il caciocavallo grattugiato.

Con le mani inumidite, prelevate un pugno di riso, spianatelo sul palmo della mano, deponetevi una cucchiaiata del ripieno ottenuto e richiudetevi sopra il riso con le dita: otterrete così una pallina della grandezza di un’arancia al cui interno è rimasto il ripieno.

Impanate gli arancini passandoli per prima cosa nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.

Nel frattempo mettete sul fuoco medio una padella con una quantità di olio sufficiente a ricoprire interamente gli arancini.

Quando l’olio sarà bollente (potete verificare la temperatura con qualche briciola dell’impanatura) friggeteli rigirandoli delicatamente almeno una volta.

Quando saranno dorati prelevateli con l’apposito padellino forato e adagiateli su carta assorbente.

Serviteli subito.

Storie nel piatto

Nato probabilmente durante la dominazione saracena della Sicilia, l’arancino, o arancina, è uno dei prodotti più gustosi e tipici della gastronomia isolana.
Diffuso in tutta la Sicilia, l’arancino può essere di varie forme: le più tipiche sono quella sferica, tipica della Sicilia occidentale, e quella conica, tipica invece della Sicilia orientale e forse riconducibile alla sagoma del vulcano Etna, ma in generale è possibile trovare nelle rosticcerie siciliane arancini dalle forme più svariate.
Ma molto variegati sono anche gli ingredienti utilizzati per il ripieno di questo gustoso rustico. Sebbene il sugo di carne sia ormai il più tipico, infatti, non è raro che vengano preparati con diversi tipi di verdura e  di pesce, mentre per la festività di Santa Lucia, il 13 Dicembre, a Palermo è tradizione mangiare anche degli arancini dolci ripieni di cacao.

Per quanto ormai sia un ingrediente fondamentale, d’altronde, il pomodoro è solo un introduzione relativamente recente all’interno di questa ricetta, databile alla metà del XIX secolo, mentre l’origine degli arancini è, come detto, ricollegabile alla dominazione araba dell’isola e quindi al X secolo circa.
Fu, infatti, a quel tempo che venne introdotta nell’isola l’abitudine di porre al centro della tavola, durante i bacnhetti, un grande vassoio colmo di riso allo zafferano arricchito da carni e verdure da cui gli invitati potevano servirsi con le mani. In origine quindi l’arancino siciliano altro non era che una pallottola di riso accompagnata da alcuni condimenti.
L’idea  di impanarlo e friggerlo, invece, è riconducibile a qualche secolo dopo e, per tradizione, la sua invenzione è attribuita a Federico II di Sveviaalla cui corte sarebbe nata l’idea di impanare gli arancini per poi friggerli, allo scopo di conservali e consentire all’imperatore di portare con sé durante i viaggi o le battute di caccia, del cibo facilmente trasportabile e non deperibile, ma sostanzioso.
L’arancino è quindi nato probabilmente come cibo da asporto e questa caratteristica non l’ha mai abbandonato totalmente, tanto è vero che tutt’oggi camminando per le città siciliane è facile imbattersi in persone di ogni età che si apprestano ad addentare uno di questi succulenti rustici. Si potrebbe quasi dire, quindi, che l’arancino sia stato un antesignano dello street food.

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