Brutti ma buoni

L’amaro delle mandorle si sposa alla perfezione con l’aroma della vaniglia donando un equilibrio perfetto a questi dolci ideali da consumare in qualunque momento della giornata accompagnati da un buon bicchiere di spumante o da una tazza di cioccolata o di caffé.
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Livello MASTERY
90 min
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0 Persone
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INGREDIENTI: per 0 persone
  • 600 g di mandorle
  • 250 g d’albumi d’uovo
  • 500 g di zucchero
  • 30 g di burro
  • cannella q.b.
  • una Bustina di vanillina
PREPARAZIONE:

Scottate le mandorle in acqua bollente, spellatele, quindi tostatele disponendole su una teglia e infornando a 180° per pochi minuti, infine tritatele finemente in modo da ottenere una ‘granella’.

Montate a neve ben soda gli albumi con  lo zucchero, incorporatevi le mandorle tritate, un pizzico di cannella e una bustina di vanillina, mescolando lentamente con un cucchiaio facendo movimenti circolari dall’alto verso il basso.

In un tegame su fuoco al minimo scaldate il composto per una mezz’ora circa (fino a che sarà asciugato), continuando a mescolare.

Imburrate una teglia da forno e, con un cucchiaio, lasciatevi cadere tanti mucchietti di composto dando loro una forma grossomodo arrotondata.

Scaldate il forno a bassa temperatura (a 130° C), inserite la teglia e lasciar cuocere per circa 40 minuti.

Lasciate raffreddare completamente i ‘brutti ma buoni’ prima di consumarli.

Possono essere conservati abbastanza a lungo in scatole di latta ben chiuse.

Storie nel piatto

Questi deliziosi dolcetti alle mandorle, il cui nome significa “brutti ma buoni”,sono originari dell’Italia settentrionale, nello specifico di Gavirate, una cittadina in provincia di Varese, a nord di Milano.
Secondo la tradizione fu Costantino Veniani, proprietario dell’omonima pasticceria del luogo, ad inventarne la ricetta nel 1878. Nel giro di poco tempo questi biscotti riscossero un successo strepitoso, attirando nella piccola pasticceria ‘Veniani’ eminenti personalità da tutta l’Italia settentrionale, come il maestro Giuseppe Verdie la regina Elena. Sembra addirittura che quest’ultima fosse a tal punto ghiotta dei ‘Brutti ma buoni’ da andare personalmente a farne scorta ogni volta che si recava in visita ad una sua dama di corte che usava soggiornare in una residenza nei pressi di Gavirate.

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