Involtini di melanzane con Pecorino e Prosciutto

In questa ricetta dall’aspetto raffinato la delicatezza del prosciutto crudo s’incontra con il sapore vivace del pecorino, dando vita ad un piatto fresco e colorato.
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Livello MASTERY
30 min
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Livello MASTERY
4 Persone
30 min
INGREDIENTI: per 4 persone
  • 1 melanzana di circa 600 g
  • 12 Fette di prosciutto crudo
  • 80 g di Pecorino Sardo
  • 3 cl d’olio extravergine di oliva
  • erba cipollina q.b.
  • sale q.b.
PREPARAZIONE:

Per prima cosa tagliate la melanzana a fette alte 3-4 mm. Disponete le fette in un colapasta dopo averle cosparse con un pizzico di sale.

Posizionate un piatto sotto il colapasta e coprite le melanzane con un peso (ad esempio una terrina piena d’acqua). Lasciatele così per almeno 15 minuti, in modo che perdano l’acqua di vegetazione.

Fate scaldare sul fuoco una griglia e nel frattempo ungete ogni fetta da entrambi i lati con olio extravergine di oliva. Grigliate ogni fetta per due minuti al massimo.

Di mano in mano che togliete le fette dalla griglia, cospargetene la superficie con Pecorino grattugiato e posizionate su ognuna una fetta di Prosciutto di Parma.

A questo punto arrotolatele delicatamente per formare un involtino. Fermate ciascun involtino legandolo con un filo d’erba cipollina: aggiungerete così un prezioso tocco di sapore e un raffinato dettaglio alla presentazione.

Lo Chef consiglia

Potete servire gli involtini come antipasto, insaporendoli con un filo di olio extravergine d’oliva e dell’aceto balsamico.

Storie nel piatto

Originaria dell’Asia sud-orientale, la  melanzana, ingrediente ormai tipico della cucina tradizionale del meridione d’Italia, a dispetto di quanto si potrebbe immaginare ebbe inizialmente serie difficoltà a diffondersi nella gastronomia della penisola. Sebbene la melanzana sia stata introdotta in Europa dagli arabi, che già la conoscevano sotto nome di badingian, si diffuse nel vecchio continente gradualmente solo dopo il 1500. Denominata inizialmente “mela insana”, infatti, fu per molto tempo ritenuta nociva per la salute e talvolta persino immorale a causa delle sue presunte proprietà afrodisiache. Proprio per questo motivo è stata poco apprezzata fino alla fine del XIX secolo, quando Pellegrino Artusi la sdoganò definitivamente nel suo  “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

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