Melanzane con pomodori e uova

Un contorno rustico, semplice, ma gustoso.
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Livello MASTERY
40 min
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0 Persone
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INGREDIENTI: per 0 persone
  • 3 melanzane
  • 3 pomodori
  • 3 uova
  • 30 g di Pecorino
  • olio per friggere q.b.
  • sale q.b.
PREPARAZIONE:

Lavate e pulite le melanzane senza privarle della buccia, tagliatele a dadini e ponetele in un uno scolapasta, cosparse di sale per far fuoriuscire l’acqua in eccesso.

Nel frattempo, in una ciotola, sbattete assieme le uova e il pecorino grattugiato.
Una volta che le melanzane avranno rilasciato l’acqua in eccesso, lavatele, asciugatele per bene con un panno da cucina e friggetele in una padella immergendole in olio d’oliva bollente.

Una volta terminata la cottura delle melanzane, nello stesso olio fate cuocere i pomodori dopo averli tagliati in quarti, privati dei semi e averli asciugati accuratamente.

Dopo aver terminato la cottura dei pomodori, metteteli in una padella posta su una fiamma di media intensità con le melanzane e le uova sbattute, mescolate velocemente e togliete la padella dal fuoco non appena le uova si saranno rapprese.

Servite immediatamente.

Storie nel piatto

Nel corso dei secoli gli uomini hanno sempre attribuito una certa importanza al colore degli alimenti: soprattutto fino a qualche secolo fa i cibi con colori chiari, tendenti al bianco o al dorato, erano spesso apprezzati, mentre viceversa quelli di colore molto scuro tendente al nero erano spesso oggetto di diffidenza, pur con le dovute eccezioni basate sulla lunga familiarità.
È forse anche per questo che le melanzane, originarie dell’odierna India ed introdotte in Europa solo in seguito all’invasione araba, sono state assimilate con tanta difficoltà nelle abitudini gastronomiche della popolazione italiana.
Vittime di pregiudizi che le additavano come alimento immorale e portatrice di malattie, le melanzane vennero introdotte in Italia dagli arabi, durante la dominazione della Sicilia.
Non stupisce, quindi, che da una parte siano così presenti nell’odierna gastronomia isolana, mentre dall’altra faticarono molto a diffondersi nel resto d’Italia, in particolare nelle regioni del nord e tra i ceti più abbienti, tanto che ancora alla fine del XIX secolo Pellegrino Artusi nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” ne parla come un alimento trascurato e da rivalutare.

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