Taralli

Questa versione dolce delle famose ciambelle vi ingolosirà con il suo aroma delicato e fragrante.
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Livello MASTERY
50 min
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Livello MASTERY
10 Persone
50 min
INGREDIENTI: per 10 persone
  • 500 g di semola
  • 10 g di lievito di birra
  • 3 uova
  • 3 cl d’olio extravergine di oliva
  • 50 g di zucchero o 80 gr di miele
  • 2 dl d’acqua
PREPARAZIONE:

Con farina, lievito ed acqua preparate una normale pasta da pane.
Una volta fatto lievitare l’impasto, aggiungetevi le uova, l’olio, e lo zucchero o, se preferite, il miele.

Lavorate energicamente l’impasto con le mani o con l’impastatrice e, una volta ottenuto un impasto soffice ed omogeneo, dividetelo in parti più piccole.

Lavorate ognuna di queste parti d’impasto con il palmo delle mani, facendolo rotolare sul piano di lavoro, in modo da ottenere dei lunghi cilindri di pasta spessi un centimetro. Tagliateli in pezzi della lunghezza desiderata e con questi formate delle ciambelle di 20 cm. di diametro o anche più piccole a seconda dei vostri gusti.

Poneteli a lievitare per 3 ore in luogo tiepido.

Una volta lieviti, mettete una pentola piena d’acqua sul fuoco e, giunta ad ebollizione versatevi pochi taralli per volta e appena vengono a galla tirateli fuori con un mestolo forato, la schiumarola.
Appoggiate i taralli sbollentati su degli stracci puliti ad asciugare e, nel frattempo, pre-riscaldate il forno a 200° C.

Ponete quindi i taralli su delle teglie ricoperte di carta da forno, infornateli e fateli cuocere per 40 minuti, in modo che diventino di un colore marroncino chiaro.

Lo chef consiglia

Conservate i taralli in sacchetti di plastica chiusi o in scatole di plastica per farli durare più a lungo.

Storie nel piatto

Le ciambelle sono una delle ricette italiane con maggiori varianti, probabilmente perché sono semplici da preparare e da arricchire con gli ingredienti più disparati, sia dolci che salati.
Tra queste varianti una delle più famose è il tarallo, preparazione tipica di tutta l’Italia meridionale, dove sono diffusi sotto moltissime varianti di forma, dimensione e gusto.
Il  nome “tarallo” deriva probabilmente dalla parola greca “daratos” che indicava un particolare tipo di pane preparato nell’antichità nella penisola ellenica.
Tra i taralli più famosi vi sono quelli pugliesi e quelli napoletani. Questi ultimi hanno una forma particolare, essendo composti da due fili di pasta intrecciati, e nascono a Napoli alla fine del XVIII secolo come preparazione derivata dagli avanzi del pane. Fu a quel tempo, infatti, che qualcuno aggiunse agli avanzi dei ritagli del pane dello strutto e del pepe per dargli maggiore sapore. I taralli infatti, e non solo quelli napoletani, nascono come cibo povero, da consumare nelle osterie, spesso per accompagnare il vino, ma come spesso accade, si sono diffusi in tutti gli strati della società, venendo arricchiti da ingredienti più preziosi quali l’olio, oppure lo zucchero, il miele o la glassa, per renderli dolci.

Lo sapevate che…

dire che una situazione finisce a “tarallucci e vino” in italiano vuol dire che si risolve in maniera approssimativa?

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