IL BANCHETTO DEL RICCO EPULONE DI JACOPO DA PONTE DETTO BASSANO

Benvenuti in una cucina del Cinquecento.

Com’era l’arredamento in una cucina del Cinquecento? E quali attività vi si svolgevano? Tranquilli: possiamo capirlo dall’interessante acquaforte Il banchetto del ricco epulone, tratta dall’omonimo olio su tela di Jacopo Bassano, che si trova alla Galleria Doria Pamphilj di Roma e di cui esistono numerose repliche.

L’autore

Jacopo da Ponte (1515 circa – 1592), detto “Bassano” dal paese natale, Bassano del Grappa (Vicenza), è uno degli esponenti più importanti della pittura veneta del XVI secolo. Non a caso, quando El Greco s’imbatte nella sua Crocifissione, oggi al Museo di Treviso, rimane favorevolmente colpito.

È un autore originale. E il fatto di vivere tutta la vita a Bassano, in isolamento rispetto alle grandi correnti artistiche del Cinquecento, lo espone a “imprudenze” pittoriche che, nei circuiti à la page, sarebbero osteggiate.

Bassano conosce bene il lavoro dei colleghi. Nelle prime opere, rimarca il dato naturalistico, ma lo addolcisce con libere e morbide interpretazioni paesistiche che gli arrivano da due big come Tiziano Vecellio e Lorenzo Lotto.

Nei dipinti della maturità, si fa più manierista, slanciato e coloristicamente brillante, pur continuando a raccontare i tanti dettagli del mondo naturale, spesso con uno spiccato senso del favoloso, all’interno di scene bibliche e mitologiche.

In seguito, si avvicina al linguaggio di Tintoretto e diventa più grafico e chiaroscurato, con accenti monumentali eppure antiretorici, come nella famosa Ultima cena della Galleria Borghese di Roma.

Sono proprio il trantran della provincia e il ritenersi più artigiano che artista, a proteggere la sua sensibilità estetica e a permettergli un approccio individuale e sempre sperimentale ai soggetti che affronta. Al punto che, grazie ai temi figurativi elaborati – contadini, animali, nature morte – e alla riproduzione “in serie” di determinati motivi iconografici da parte della sua bottega, Bassano costituirà l’antecedente di quella pittura di genere che tanto successo avrà nel Seicento.

L’incisore

Se l’autore del quadro da cui è tratta l’incisione Il banchetto del ricco epulone è di notevole interesse, l’incisore non è certo da meno.

Jan Sadeler (1550–1600) appartiene a una storica e famosa dinastia di incisori ed editori fiamminghi, che ci ha donato riproduzioni di altissima qualità di importanti opere di artisti del XVI secolo, contribuendo a diffonderne lo stile e la buona reputazione in tutta Europa.

Tre delle sue stampe più famose sono scene di cucina e sono legate proprio a dipinti di Jacopo Bassano ispirati a racconti del Vangelo: Cristo in casa di Marta e Maria, la Cena in Emmaus e Il banchetto del ricco epulone.

L’opera

L’incisione Il banchetto del ricco epulone è realizzata con la tecnica dell’acquaforte, un procedimento calcografico che consiste nel corrodere una lastra di metallo, di solido zinco o per le grandi tirature rame, con un acido (in latino aqua fortis, anticamente l’acido nitrico, detto anche mordente), per ricavarne immagini da trasporre su un supporto, normalmente carta, per mezzo di inchiostri colorati.

La stampa fa riferimento alla parabola raccontata dall’evangelista Luca: raffigura il ricco epulone seduto al suo banchetto quotidiano, mentre il povero Lazzaro, con i cani che gli leccano le ferite, chiede l’elemosina accanto al suo tavolo.

È un ammonimento contro l’egoismo e l’avarizia: il mendicante Lazzaro, dopo la morte, viene accolto in Paradiso, mentre il ricco epulone è condannato a soffrire in eterno sia la fame sia la sete. Ed è un’esortazione a dare valore agli aspetti spirituali e non materiali della nostra vita: la compassione per chi soffre e la generosità si rivelano una gioia duratura, mentre la soddisfazione dei piaceri terreni una vittoria temporanea.

Bassano sottolinea il contrasto tra l’abbondanza in cui vive il protagonista della parabola e la sobrietà predicata nel messaggio cristiano, attraverso la rappresentazione, in primo piano, della servitù affaccendata nella preparazione del lauto banchetto, con una grande profusione di personaggi, oggetti da cucina e cibarie.

La stampa, con la scusa di parlare del racconto evangelico, ci dà modo di entrare in una straordinaria cucina del Cinquecento e di partecipare al banchetto del signore.

E sapete cosa ci riporta alla mente? L’Opera di Bartolomeo Scappi, pubblicata a Roma nel 1570, che è il più grande trattato di cucina del XVI secolo. Una vera e propria summa di conoscenze e informazioni, arricchita da un vasto apparato iconografico, che include oltre mille ricette e tratta tutti gli argomenti che un cuoco rinascimentale di alto livello dovrebbe conoscere. Dunque, anche il cuoco che sovrintende al banchetto del ricco epulone nella nostra acquaforte.

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